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Epitrocleite

Sinonimi: Gomito del golfista

Dott. Federico Beretta

Dott. Federico Beretta


Medico Chirurgo

16 Febbraio 2021 - Ultima modifica: 18 Febbraio 2021

Indice:

  1. Introduzione
  2. Cos'è
  3. Cause
  4. Sintomi
  5. Diagnosi e terapia

Introduzione

L’epitrocleite, o gomito del golfista, è un’entesopatia abbastanza rara.

Il complesso tendineo che collega l’epicondilo mediale dell’omero ai muscoli anteriori dell’avambraccio si infiamma, a causa della frequente ripetizione di un determinato movimento. Chi ne soffre, avverte dolore, rigidità articolare e debolezza.

Tipico di chi pratica golf (da cui il nome), ma anche sport come il tennis (da non confondersi con l’epicondilite o gomito del tennista) ed il baseball, l’epitrocleite è uno stato di sofferenza provocato dal sovraccarico. Ne soffre lo 0,4% della popolazione mondiale, secondo l’American Journal of Epidemiology, con una netta prevalenza tra chi esegue sport/lavori con gestualità a rischio, nei soggetti con un’età compresa tra i 45 e i 55 anni, fumatori ed in sovrappeso. Il fumo, infatti, danneggia il microcircolo, mentre l’obesità riduce l’efficienza muscolare.

Che cos’è l'epitrocleite?

Il paziente che soffre di epitrocleite soffre di un’infiammazione ai tendini che collegano l’epicondilo mediale dell’omero ai muscoli anteriori dell'avambraccio. L’epicondilo mediale è il “rilievo” che si percepisce al tatto quando si distende il braccio lungo il fianco, col palmo della mano rivolto in avanti. Anatomicamente, è la porzione di omero a cui si legano i tendini collegati al capo prossimale dei muscoli anteriori dell’avambraccio (o meglio, 5 degli 8 totali: flessore ulnare del carpo, palmare lungo, flessore radiale del carpo, pronatore rotondo e flessore superficiale delle dita).

L’epitrocleite si presenta dunque sul lato del gomito opposto rispetto a quello dell'epicondilite, o gomito del tennista, e rientra nel gruppo delle tendiniti.

La patologia è multifasica:

  • Il primo stadio è quello dell’infiammazione senza degenerazione angiofibroblastica, facilmente reversibile e abbastanza semplice da trattare con la terapia conservativa;
  • nel secondo stadio vi è una leggera degenerazione tendinea, con tessuto sano o infiammato: trattabile in via conservativa con qualche difficoltà in più, tende a cronicizzarsi;
  • nel terzo stadio vi è una marcata invasione angiofibroblastica, con interruzione delle fibre tendinee: l’intervento chirurgico è spesso necessario.

Le cause

A causare l’epitrocleite è un sovraccarico funzionale dei muscoli che si inseriscono a livello dell’epicondilo mediale dell’omero (ove per sovraccarico si intende l’eccessiva sollecitazione). Questi, per via dello stress a cui sono sottoposti, infiammano i tendini impiegati nel movimento di flessione della mano verso il polso. Ed è proprio questo movimento che, ripetuto molto spesso sul lavoro o nello sport, porta all’insorgenza della malattia.

In particolare, a causare l’epitrocleite è l’eccessiva sollecitazione dei muscoli che permettono di flettere il polso e le dita (per prendere gli oggetti) e che provocano l’adduzione e l’abduzione del polso. Per questo motivo, ha più probabilità di soffrire del gomito del golfista:

  • chi pratica golf: lo swing stimola i muscoli anteriori dell’avambraccio, ma ha più probabilità di soffrire di epitrocleite chi ha l’abitudine di colpire dall’alto, abbassando la mazza con forza utilizzando il braccio destro e facendo così pressione sui muscoli flessori del gomito (anziché farsi aiutare dal braccio sinistro e dal corpo);
  • chi pratica tennis: i movimenti “incriminati” sono il topspin e il rovescio, ma aumenta le probabilità di soffrire di epitrocleite chi utilizza una racchetta o palle troppo pesanti, racchette con corde eccessivamente tese o con il manico troppo piccolo;
  • chi pratica baseball, lancio del giavellotto, softball, baseball e qualsiasi sport di lancio;
  • chi fa sollevamento pesi, specialmente se non ha una tecnica perfetta nel flettere le dita per afferrare manubri e bilancieri;
  • i muratori;
  • i dattilografi;
  • i carpentieri;
  • gli idraulici.

Nello specifico, favoriscono l’insorgenza della patologia la ripetizione di una gestualità a rischio con una tecnica scorretta o per più di due ore, l’impiego di attrezzature sportive inadeguate, l’obesità, il fumo di sigaretta e l’età superiore ai 40 anni.

I sintomi

Il primo sintomo dell’epitrocleite è il dolore, che si avverte sul lato interno del gomito (generalmente nel braccio predominante). Talvolta, anziché dolore si può avvertire una sensazione di indolenzimento, ed è possibile che compaiano anche rigidità al gomito, debolezza a mano e polso ed intorpidimento o formicolio a livello delle dita.

Il dolore può comparire all’improvviso ed essere da subito piuttosto importante, oppure farsi via via più lentamente. Essendo l’epitrocleite una forma di tendinite, inoltre, peggiora quando si compiono movimenti che sollecitano i muscoli coinvolti.

Qualora si avvertisse spesso un dolore nella regione interna del gomito e ci si accorgesse della sintomatologia connessa (rigidità, debolezza, formicolii ecc.), è bene chiedere un consulto al proprio medico per evitare l’insorgenza di complicazioni. L’epitrocleite può, infatti, evolvere in una forma più seria di tendinopatia, con degenerazione o lesione dei tendini e una cronicizzazione del dolore. Se questo dovesse accadere, il paziente potrebbe soffrirne anche a livello psicologico perché si sente incapace di eseguire semplici movimenti.

Diagnosi e terapia

La diagnosi dell’epitrocleite è piuttosto immediata, poiché basata sull’osservazione dei sintomi e sull’esame obiettivo. Attraverso la palpazione del gomito e specifiche manovre (l’esecuzione dei movimenti che accentuano il dolore), il medico è in grado di individuare la presenza dell’infiammazione. La visita si conclude con l’anamnesi, e dunque con lo studio dei sintomi osservati e con una serie di domande poste al paziente per confermare la diagnosi. Talvolta, potrebbe rendersi necessario un approfondimento diagnostico con una radiografia, un’ecografia o una risonanza magnetica.

La terapia per l’epitrocleite è nella maggior parte dei casi conservativa. Il paziente deve rimanere a riposo, con l’indicazione a non effettuare per un periodo di tempo i movimenti responsabili dell’infiammazione. Sulla zona dolente è possibile applicare ghiaccio per 15-20 minuti quattro o cinque volte al giorno, concentrandosi sul lato interno del gomito. Mentre, per agevolare il processo di guarigione, è utile fasciare il gomito con una fasciatura debolmente compressiva o utilizzare un tutore.

Nel 90% dei pazienti, l'epitrocleite si risolve con riposo, fasciature, impacchi e con la terapia farmacologica. I farmaci maggiormente utilizzati sono:

  • FANS (farmaci antinfiammatori non-steroidei), per via orale o topica, impiegati per via della loro azione antinfiammatoria e analgesica;
  • analgesici come il paracetamolo, per alleviare il dolore;
  • iniezioni locali di corticosteroidi, sotto stretta osservazione medica e per un breve periodo di tempo.

L’epitrocleite si risolve in genere in 3-4 settimane, e richiede una ripresa graduale delle proprie attività ma non è raro che si cronicizzi e che arrivi a durare diversi mesi. In questo caso, si rivela utile, dopo il riposo della fase acuta (10-15 giorni), eseguire esercizi mirati di rieducazione, a cominciare dall’allungamento e dal rinforzo dei flessori. Un buon fisioterapista sarà in grado di insegnare i corretti movimenti da eseguire.

L’intervento chirurgico, effettuato in una bassa percentuali di casi, si rende necessario qualora dopo diversi mesi di terapia conservativa il paziente non abbia ottenuto benefici.

Per evitare che l’infiammazione si ripresenti, è buona pratica adottare una serie di comportamenti virtuosi: non esagerare con le attività sportive a rischio (a meno che non si sia atleti professionisti), riscaldarsi in modo corretto prima degli allenamenti, fare diverse pause quando si compie una gestualità potenzialmente responsabile dell'infiammazione, utilizzare attrezzature sportive a norma e di buona qualità, imparare la corretta tecnica d’esecuzione di ogni esercizio. Questo è utile per evitare l’insorgenza della patologia o ricadute.