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Ginocchio valgo

Dott. Luca Garro

Dott. Luca Garro

ORTOPEDIA
Specialista in chirurgia ricostruttiva e artroscopica

30 Aprile 2021

Indice:

  1. Introduzione
  2. Che cos'è
  3. Nei bambini
  4. Le cause
  5. I sintomi
  6. La diagnosi e i trattamenti

Introduzione

Chi ne soffre parla generalmente di “gambe a x”. In realtà, il suo nome medico è ginocchio valgo.

Deformità anatomica che colpisce le gambe, il ginocchio valgo si verifica quando il ginocchio devia rispetto all’asse tra femore e tibia: scendendo verso i piedi le gambe si aprono verso l’esterno, e vanno così a formare una forma a x. È dunque il fenomeno contrario al ginocchio varo, o “ginocchia a o”, in cui le gambe formano una specie di parentesi con le ginocchia che puntano in due direzioni opposte.

Frequente soprattutto nei bambini, sebbene tenda generalmente a risolversi spontaneamente entro i 9 anni, il ginocchio valgo può avere una sintomatologia molto lieve oppure sfociare in complicanze capaci di compromettere la mobilità di tutti i giorni.

Che cos’è il ginocchio valgo?

Il ginocchio valgo è una deformazione anatomica vera e propria, seppure non sia generalmente grave né problematica. Come il nome suggerisce ad essere colpito è il ginocchio, l’articolazione sinoviale che collega tra loro il femore, la rotula e la tibia: le due ginocchia puntano verso l’interno, e le gambe assumono così una conformazione a x. In sostanza si verifica uno spostamento mediale del ginocchio dove, per “mediale”, si intende “più vicino al piano sagittale” (il piano passante lungo l’asse longitudinale del corpo, che lo divide in due metà simmetriche e speculari).

Il ginocchio valgo è di norma bilaterale, sebbene in rari casi possa riguardare un solo ginocchio.

Il ginocchio valgo nei bambini

Piuttosto frequente nei bambini fino ai 6 anni d’età, il ginocchio valgo è nella grande maggioranza dei casi una deformità che si risolve spontaneamente. Quando il bambino si avvicina ai 7-9 anni, grazie al normale processo di crescita ossea, le gambe tornano dritte. Tuttavia, è possibile che il problema (specialmente in presenza di altri casi in famiglia o se il bambino soffre di sovrappeso o obesità) persista.

A causare il ginocchio valgo nei più piccoli è uno squilibrio dell’attività delle cartilagini di accrescimento. Queste, site alle estremità delle ossa lunghe (femore, tibia, omero), nel corso della crescita permettono loro di allungarsi grazie alla produzione di nuovo tessuto osseo. Se le cartilagini che rivestono la parte inferiore del femore e la parte superiore della tibia crescono con squilibrio, procedendo più velocemente nella parte interna piuttosto che nella parte esterna del ginocchio, si verifica il ginocchio valgo.

Se il bambino ne soffre (e lo capisce alla sola vista, prima ancora di sottoporlo ad una radiografia del bacino e degli arti inferiori), sarà il pediatra a tenerlo sotto controllo per verificare che effettivamente la deformazione si risolva spontaneamente. Specialmente quando il disturbo non si manifesta nell’infanzia ma nell'adolescenza, è infatti possibile che peggiori fino a dover rendere necessaria l’operazione chirurgica.

In caso di ginocchio valgo nel bambino, è bene sapere che di norma non bisogna fare nulla (se non ridurre il peso corporeo, in caso di obesità). Se però il disturbo non scomparisse, lo specialista può prescrivere l’epifisiodesi parziale della cartilagine di accrescimento. Si tratta a tutti gli effetti di un intervento chirurgico, da effettuarsi durante gli anni dello sviluppo, che blocca temporaneamente la cartilagine di accrescimento di femore e tibia nella sua parte interna: si inserisce una piccola placca, e la cartilagine viene costretta a crescere solo verso l’esterno. Dopo circa 12-18 mesi, quando ormai l’allineamento si è concluso, la placca viene rimossa.

Ginocchio valgo: le cause

Nel bambino, il ginocchio valgo non ha causa: semplicemente, le cartilagini di accrescimento non funzionano come dovrebbero.

Nell’adulto, invece, si ravvisano cause che possono essere anche co-presenti:

  • la muscolatura dei glutei non è forte al punto giusto e le anche si indeboliscono: se il gluteo non spinge l’anca verso l’esterno, la parte di femore compresa in essa devia verso l’interno;
  • l’eccessiva debolezza del quadricipite femorale o dei muscoli semimembranoso e semitendinoso dell'hamstring, che non riescono a svolgere un’adeguata azione di spinta;
  • la persona ha una ridotta capacità di dorsiflessione, e dunque di sollevarsi sui talloni, e il piede va a formare una pronazione anomala;
  • una predisposizione anatomica, come un’eccessiva larghezza del bacino o un’anomalia a carico del ginocchio, del femore, della tibia, dell’anca o del piede.

Favorisce l’insorgenza del ginocchio valgo una condizione di obesità, di rachitismo (il tessuto osseo di nuova formazione si ossifica in corrispondenza delle cartilagini di coniugazione e delle aree di calcificazione provvisoria), una storia di traumi o infezioni allo scheletro oppure la presenza di displasia scheletrica (variazione della struttura cellulare di un tessuto, dal punto di vista qualitativo, morfologico e quantitativo).

Ginocchio valgo: i sintomi

Il principale sintomo del ginocchio valgo è la particolare conformazione degli arti inferiori, che assumono una forma a x. Tuttavia, a volte può essere solamente un problema estetico visibile quando la persona è in posizione eretta (in modo più o meno marcato) e soprattutto quando fa esercizi quali lo squat e gli affondi.

Altri sintomi che possono comparire sono:

  • dolore alla rotula oppure nella parte esterna del ginocchio (per via di un’infiammazione della bandelletta ileotibiale, banda di tessuto collettivo che percorre il lato della coscia finendo poco sotto il ginocchio);
  • ginocchio instabile o scarsamente mobile, generalmente a causa di stiramenti o di sfilacciature anche minime del collaterale mediale o del crociato anteriore;
  • anomalie nella deambulazione, che possono causare anche la rottura del menisco laterale.

Quando il ginocchio valgo è lieve, non dà sintomi e non richiede alcun tipo di trattamento. Se si presenta però in forma grave è necessario intervenire per evitare che sfoci in complicanze quali la gonartrosi (osteoartrite del ginocchio) o la condromalacia della rotula (patologia della cartilagine posteriore della rotula, che causa infiammazione).

Ginocchio valgo: la diagnosi e i trattamenti

Allo specialista ortopedico, per diagnosticare il ginocchio valgo, basta una semplice visita. Quando il paziente è in piedi le ginocchia tendono ad unirsi, i femori scendono obliqui rispetto alla pianta del piede e le tibie si allontanano progressivamente l’una dall’altra. Se lo ritiene opportuno il medico può chiedere una risonanza magnetica che possa dare un’indicazione del motivo per cui il ginocchio valgo si è originato.

Se il ginocchio valgo è lieve, si opterà per una terapia conservativa che comprenda l’utilizzo al bisogno di antinfiammatori e condroprotettori, iniezioni di acido ialuronico ed esercizi di fisioterapia e di ginnastica posturale: i primi servono a rafforzare i muscoli che allineano femore e tibia e a migliorare l’elasticità dei legamenti, i secondi contrastano il sovraccarico sul ginocchio. Se il paziente è sovrappeso o obeso, perdere chili si rivela necessario per evitare che il disturbo peggiori e vada incontro a complicanze serie.

Se il ginocchio valgo è più “grave”, è necessario al contrario intervenire chirurgicamente. I pazienti più giovani, ancora in fase di sviluppo, vengono sottoposti ad un intervento mini invasivo che - grazie ad un sistema di viti e placche - interrompe per breve tempo la crescita di tibia e femore verso l’interno, senza ostacolare la crescita verso l’esterno. Si tratta di un’operazione che comporta un brevissimo ricovero e tempi di recupero altrettanto ridotti.

Il paziente adulto deve sottoporsi, al contrario, ad un’operazione complessa: l’osteotomia femorale. In genere praticata in soggetti con un’età inferiore ai 60 anni, e con un ginocchio valgo superiore a 10°, viene svolta in anestesia spinale selettiva. Si effettua un’incisione sulla faccia laterale del femore distale e la si taglia, per poi inserire una placca che fissi l’osso nella sua nuova posizione. È un vero e proprio rimodellamento, non semplice ma dalla prognosi molto buona.

Luca Garro

Dott. Luca Garro

ORTOPEDICO
Specialista in chirurgia ricostruttiva e artroscopica

Poliambulatorio Casa di Cura S.Anna