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Trigliceridi alti

Dott. Nicola Pugliese

Dott. Nicola Pugliese


Medico Chirurgo

17 Novembre 2020 - Ultima modifica: 25 Novembre 2020

Indice:

  1. Introduzione
  2. Trigliceridi alti, cosa sono
  3. I sintomi
  4. Le cause
  5. La diagnosi
  6. La terapia

Introduzione

Parte della famiglia dei gliceridi insieme ai monogliceridi e ai digliceridi, i trigliceridi sono esteri neutri del glicerolo che - al posto degli atomi d’idrogeno dei gruppi ossidrilici - si compongono di tre catene di acidi grassi.

Li si trova nel sangue, ma la loro concentrazione non dovrebbe superare i 180 mg/dl: quantità più elevate di trigliceridi espongono la persona al rischio di malattie cardiovascolari. Per rilevarli si utilizza il semplice esame del sangue, e il loro valore permette di determinare il colesterolo cattivo (LDL). La formula è:

colesterolo LDL = colesterolo totale - colesterolo HDL - trigliceridi/5

Chi ha troppi trigliceridi nel sangue soffre di ipertrigliceridemia. Una condizione che, se non individuata e trattata, espone la persona a numerosi rischi.

Trigliceridi alti, cosa sono

Avere i trigliceridi alti nel sangue significa soffrire di ipertrigliceridemia.

Riserva energetica per l’organismo, i trigliceridi sono lipidi introdotti nel sangue attraverso l’alimentazione e - in minima parte - prodotti dal fegato. Essi sono la principale componente del tessuto adiposo. Tuttavia, è fondamentale che la loro concentrazione sia tenuta sotto controllo.

  • Trigliceridi normali                 < 150 mg/dl
  • Trigliceridi border-line            150-199 mg/dl
  • Trigliceridi alti                         200-499 mg/dl
  • Trigliceridi molto alti               > 500 mg/dl

Trigliceridi superiori ai 200 mg/dl espongono ad un più alto rischio di aterosclerosi, eventi cerebrovascolari, coronaropatie e diverse altre patologie cardiovascolari.

Trigliceridi alti, i sintomi

A meno che non si parli di casi molto gravi, i trigliceridi alti non danno sintomi. Solamente se il loro valore sale sopra i 1000 mg/dl il paziente può avvertire:

  • forti dolori addominali correlati a verificarsi di pancreatite acuta
  • xantoma (placche o noduli giallastri causati da depositi di macrofagi infarciti di grasso nella pelle).

Tuttavia, anche quando la persona non avverte alcuna sintomatologia, i trigliceridi lavorano silenziosamente e aumentano il rischio di malattie cardiovascolari, aterosclerosi e pancreatiti acute.

L’ipertrigliceridemia espone a numerose e pericolose patologie, ma è ancora più rischiosa quando si associa ad altri fattori di rischio:

  • bassi livelli di colesterolo buono (HDL) a fronte di alti livelli di colesterolo cattivo (LDL)
  • diabete
  • sindrome metabolica

La sindrome metabolica, in particolare, è una condizione che necessita la massima attenzione. Caratterizzata da ipertensione, ipertrigliceridemia, ipercolesterolemia, obesità addominale e iperglicemia a digiuno, aumenta sensibilmente il rischio di ictus, infarti e altre malattie cardiovascolari.

Trigliceridi alti, le cause

Alla base dei trigliceridi alti vi è uno stile di vita con abitudini scorrette. Particolarmente rischiosi sono:

  • il fumo di sigaretta
  • una dieta ricca di grassi
  • obesità o sovrappeso
  • eccessiva sedentarietà
  • abuso di alcol

Tuttavia, alla base dell’ipertrigliceridemia vi possono essere anche:

  • il diabete mellito
  • la sindrome metabolica
  • gravi malattie renali
  • uno stato di insulino-resistenza non curato
  • malattie endocrinologiche come l’ipotiroidismo
  • l’utilizzo di farmaci quali la pillola anticoncezionale e i diuretici tiazidici
  • malattie genetiche come l’ipertrigliceridemia familiare (che colpisce però solamente l’1% della popolazione)

Nella maggior parte dei casi, i trigliceridi alti sono causati da una dieta eccessivamente calorica. Nel processo digestivo, le cellule intestinali catturano i lipidi dietetici e li trasformano in chilomicroni, la cui funzione è proprio quella di trasportare i “nuovi” trigliceridi nel sangue. La produzione viene messa in atto anche dal fegato, dove parte però dagli aminoacidi e dal glucosio dietetici e - per il trasporto - produce VLDL. I trigliceridi vengono dunque portati nel sangue, affinché le cellule tissutali impieghino i lipidi come fonte di energia (immediata o di riserva). Quando la persona ha un corretto stile di vita, fatto di una dieta equilibrata e di una sufficiente attività fisica, la produzione di trigliceridi e dei loro trasportatori è in linea con le esigenze delle cellule tissutali; quando l’alimentazione è eccessivamente grassa o è presente una condizione patologica, la produzione supera al contrario le esigenze delle cellule e i trigliceridi si accumulano nel sangue.

Trigliceridi alti, la diagnosi

In genere, i trigliceridi alti vengono rilevati “casualmente” nel corso di normali esami del sangue: il medico, periodicamente, andrà a prescrivere al paziente la misurazione del colesterolo totale, del colesterolo LDL e HDL, della glicemia, dei trigliceridi e di molti altri parametri “standard”.

L’esame deve essere svolto a digiuno da almeno 12 ore e, la sera prima, è necessario consumare una cena leggera. Se non si rispettano tali regole è possibile che l’esame rilevi un “falso positivo”. Altre buone regole da seguire sono:

  • evitare gli eccessi alimentari nei 4-5 giorni precedenti
  • evitare il consumo di alcol nei 2-3 giorni precedenti
  • non esagerare con l’attività fisica nelle 48 ore che precedono il prelievo

Trigliceridi alti, la terapia

La prima terapia, per chi soffre di trigliceridi alti, è la modificazione dello stile di vita: varia da paziente a paziente, ed è volta ad un cambiamento - principalmente - nelle abitudini alimentari. Se poi tutto questo non dovesse bastare, il medico potrà prescrivere farmaci come i fibrati, l’olio di pesce, la niacina e le statine.

Ad essere determinante è la causa della ipertrigliceridemia:

  • alimentazione ricca di grassi e di calorie: modifica della dieta
  • obesità/sovrappeso: dieta volta al dimagrimento e piano educativo per apprendere le basi di un’alimentazione sana
  • patologia renale: trattamento per la cura della medesima (se possibile)
  • assunzione di un medicinale: sospendere la sua assunzione discutendo col medico di base il migliore sostituto

La dieta per i trigliceridi alti

La maggior parte dei casi di ipertrigliceridemia è causata da un’alimentazione scorretta: molto spesso è sufficiente modificare il proprio stile alimentare per far rientrare i valori nella norma. Consumare abitualmente cibi ad alto contenuto calorico e bevande zuccherate/alcoliche, ancor più a fronte di un’attività fisica scarsa o inesistente, causa una risposta metabolica inefficace e inappropriata.

Non è solo questione di grassi: se si consumano molti zuccheri, la glicemia sanguigna si innalza causando iperglicemia e dunque iperinsulinemia. La metabolizzazione dei nutrienti viene compromessa, questi vengono convertiti in acidi grassi e il numero di trigliceridi nel sangue si alza. Lo stesso succede se si consuma molto alcol: il suo stimolo insulinico è simile a quello dei carboidrati semplici e comporta anch’esso un innalzamento dei trigliceridi.

Le abitudini alimentari (e non solo) che prevengono l’innalzamento dei trigliceridi sono dunque:

  • seguire una dieta equilibrata, tenendo sotto controllo il peso corporeo
  • ridurre o evitare il consumo d’alcol
  • non fumare
  • fare regolare attività fisica
  • consumare pesce tre volte alla settimana, preferendo sgombro, sardine, trote, aringhe e salmone per via del loro contenuto di omega-3
  • limitare il consumo di carne, specialmente quella rossa
  • consumare molta frutta e verdura, ricche di antiossidanti
  • preferire i cereali integrali a quelli semplici
  • limitare il consumo di grassi saturi (contenuti soprattutto in latticini)
  • prediligere gli acidi grassi monoinsaturi (contenuti in olio d’oliva e frutta secca)
  • evitare i grassi idrogenati (presenti in merendine, snack e prodotti da forno confezionati)

Esistono infine alimenti capaci di contrastare l’innalzamento dei trigliceridi, per via dell’elevato contenuto di acidi grassi essenziali omega-3, acido alfa linoleico, acido eicosapentaenoico e acido docosaesaenoico. Si tratta del pesce azzurro, degli oli di pesce e degli oli vegetali.

I farmaci per i trigliceridi alti

Qualora cambiare le abitudini alimentari non bastasse per ridurre il numero dei trigliceridi nel sangue, è possibile fare ricorso ad alcuni farmaci su prescrizione medica:

  • olio di pesce: grazie al contenuto di omega-3 abbassa i trigliceridi e la glicemia, protegge il cuore e svolge un’azione antinfiammatoria e antiossidante
  • fibrati: sono i farmaci più efficaci per chi soffre di ipertrigliceridemia
  • niacina: riduce i trigliceridi ma anche il colesterolo cattivo, aumentando quello buono
  • statine: principalmente impiegate per ridurre il colesterolo LDL, sono efficaci anche in caso di trigliceridi elevati

Adottando un corretto stile di vita, agendo sull’alimentazione e sull’attività fisica, le probabilità che i trigliceridi nel sangue diminuiscano sono molto elevate. Tuttavia, la risposta non è la medesima per tutti: ogni paziente reagisce in modo diverso ai cambiamenti e alle terapie. Ecco dunque che, l’ipertrigliceridemia, va sempre monitorata dal proprio medico affinché il rischio cardiovascolare si abbassi.