PB Salute Logo

Ipotensione (pressione bassa)

Sinonimi: Pressione bassa

Dott. Nicola Pugliese

Dott. Nicola Pugliese


Medico Chirurgo

6 Novembre 2020 - Ultima modifica: 25 Novembre 2020

Indice:

  1. Introduzione
  2. Pressione sanguigna arteriosa, i valori ottimali
  3. Pressione bassa, i sintomi
  4. Le cause
  5. Tipologie
  6. La diagnosi e quando preoccupa
  7. Come risolverla
  8. Prevenzione
  9. Come si misura la pressione a riposo e sotto sforzo

Introduzione

Seguire uno stile di vita sano significa non solo mangiare correttamente e svolgere un regolare esercizio fisico, ma anche tenere costantemente sotto controllo i propri parametri vitali affinché questi siano sempre nella norma e non destino problemi. La pressione arteriosa fa parte di questi parametri, ed è sempre importante osservarne l’andamento in quanto un suo abbassamento o innalzamento può essere sintomo diretto dell’insorgenza di patologie più o meno serie.

Misurare la pressione significa vedere la forza con cui il sangue viene “pompato” sulle pareti delle arterie da parte del nostro muscolo più importante, il cuore. Lo sfigmomanometro, strumento con cui si misura la pressione, fornisce un dato minimo e uno massimo dove con pressione minima si intende la pressione diastolica, cioè la forza con cui il cuore pompa il sangue quando è a riposo, mentre il valore massimo coincide con la pressione sistolica (cioè i valori relativi a quando il cuore è sotto sforzo e si contrae).

In questo articolo parleremo di ipotensione (pressione bassa), analizzando cioè i sintomi associati a valori pressori che si mantengono costantemente bassi nell’arco della giornata o, addirittura, delle settimane o dei mesi.

L’ipotensione è, per forza di cose, opposta all’ipertensione. Se nella prima i valori della pressione misurati a riposo sono sotto la media, che li vuole a 120/80 mmHg (il primo numero indica la pressione massima, il secondo la minima), nella seconda sono invece di gran lunga superiori, sopra i 140/90 mmHg. Laddove una pressione bassa non è per forza sintomo di qualcosa di grave, è invece fondamentale curare con attenzione un’ipertensione in quanto può indurre a problemi cardiocircolatori molto seri.

L’ipotensione interessa in genere soggetti di tutte le età e di entrambi i sessi, anche se si evidenziano delle categorie più predisposte. È stato appurato che le donne ne soffrono più degli uomini (specie le donne in gravidanza, per azione diretta dell’ormone progesterone), gli anziani, i ragazzi giovani, gli atleti e chi assume alcune tipologie di farmaci (antidepressivi, diuretici, beta bloccanti, ma anche sedativi, antidolorifici e antipertensivi). Ne può soffrire inoltre chi è affetto da patologie cardiovascolari, a carico del sistema nervoso o metaboliche.

I valori pressori che i medici ritengono ottimali per un individuo sano sono 120 mmHg per la pressione sistolica e 80 mmHg per la diastolica, entrambe misurate a riposo.

Pressione sanguigna arteriosa: i valori ottimali

La pressione arteriosa si misura in millimetri di mercurio, unità che viene indicata con la sigla mmHg. Misurare la pressione del sangue significa identificare, tramite l’uso di un apposito strumento medico, detto sfigmomanometro, i valori di quest’ultima a riposo (lo sfigmomanometro può essere acquistato da chiunque, in farmacia come in un negozio di elettronica).

In una persona sana, i valori pressori si attestano di solito tra i 90 – 129 mmHg per la sistolica o massima (cuore in contrazione) e tra i 60 – 84 mmHg per la diastolica o minima (cuore a riposo). In ogni caso, è importante che essi si mantengano nella media dei 120/80 mmHg per non destare preoccupazione.

La pressione arteriosa può essere misurata a riposo, più comunemente seduti su di una sedia, oppure sotto sforzo, situazione che succede spesso a fronte di visite mediche sportive.

Pressione bassa: i sintomi

Le diagnosi effettuate contano casi di ipotensione meno comuni rispetto a quelli di ipertensione. Ciò non vuol

dire che una pressione arteriosa costantemente bassa sia da sottovalutare né che sia poco diffusa. Spesso l’ipotensione è infatti difficile da individuare perché si presenta come asintomatica, o è facile confonderla con semplice stanchezza e spossatezza.

Vediamo insieme quali sono le principali manifestazioni collegate all’ipotensione:

  • stanchezza e sonnolenza
  • capogiri che possono tradursi in improvvisi svenimenti, spesso preceduti da una visione offuscata
  • problemi di concentrazione, agitazione e irrequietezza (l’individuo si trova spesso in uno stato di confusione e fatica a prestare attenzione)
  • nausea e vomito, mancanza di appetito
  • palpitazioni e tachicardia
  • pelle d’oca, sudorazione eccessiva e improvvisa, specie in vicinanza a episodi di sincope

Le cause della pressione bassa

Al giorno d’oggi non è ancora possibile individuare delle cause assolute e univoche che si associno a cali di pressione sia sporadici che ricorrenti.

L’ipotensione non deve destare agitazione quando è causata da:

  • motivazioni costituzionali, genetiche e fisiologiche. Alcune persone soffrono di ipotensione per loro stessa costituzione, ma non per questo significa che stiano male. Anzi, in questo caso ci si può azzardare a dire che sia una situazione benigna.
  • attività fisica costante e intensa. Gli atleti soffrono spesso di pressione bassa, poiché un esercizio costante e intenso abbassa notevolmente i battiti cardiaci. È riscontrata soprattutto in coloro che praticano corsa e ciclismo, attività che mettono a dura prova l’apparato respiratorio e cardiocircolatorio.

In tutti i casi patologiciè necessario un consulto e il parere del medico, poiché la pressione bassa può essere sintomo o evolversi in malattie più gravi.

  • Ipotensione per assunzione prolungata di farmaci (soprattutto anestetici, diuretici, beta-bloccanti, narcotici e antidepressivi). Spesso il medico decide di intervenire direttamente, sospendendo la loro somministrazione. 
  • Ipotensione da gravidanza. L’abbassamento di pressione è dovuto alla produzione e all’azione dell’ormone progesterone, che concorre in una generale vasodilatazione.
  • L’ipotensione può essere sintomatologia di alcune patologie e stati traumatici dell’organismo come: emorragia, disidratazione per vomito o diarrea, disidratazione per ustioni, disidratazione per eccessiva sudorazione, morbo di Addison, diabete, anemia, carenze vitaminiche, shock anafilattico, infarto del miocardio, insufficienza cardiaca, aritmia, bradicardia, embolia polmonare, sepsi, shock settico, gravi traumi e infortuni, problemi alla tiroide.  
  • Ipotensione per prolungata immobilità a letto.
  • Ipotensione per effetto di stupefacenti.

È bene inoltre conoscere che, nelle diverse ore della giornata, la pressione arteriosa dell’organismo non è la stessa.

  • Il sonno notturno abbassa i valori pressori che si rialzano da sé con il risveglio. Durante tutta la mattinata la pressione arteriosa solitamente cresce fino al suo apice, che di solito corrisponde al mezzogiorno.
  • La pressione si abbassa durante la digestione perché il sangue è richiamato verso stomaco e intestino e sottratto agli altri organi.
  • Il rilassamento abbassa la pressione, lo stress la alza.
  • Gli ambienti caldi abbassano la pressione, così come avviene in generale per i mesi estivi.

Tipologie di ipotensione

I medici hanno suddiviso i casi di ipotensione in 3 tipologie principali in base a quelle che sono le motivazioni scatenanti e a come avviene il calo dei valori pressori.

L’ipotensione ortostatica o posturale Interessa indistintamente individui di entrambi i sessi e di tutte le età. Episodi di questo tipo si verificano in seguito al compimento di movimenti bruschi e improvvisi come l’alzarsi velocemente dopo essere stati seduti o sdraiati a lungo.

L’ipotensione postprandiale si riferisce a cali di pressione durante la digestione, dopo i pasti.

L’ipotensione neuronale vede casi registrati maggiormente tra bambini, ragazzi e giovani adulti, a seguito di prolungati periodi di stazionamento in posizione eretta. In parole povere succede che, dopo lunghi periodi in piedi, i neuroni vivono uno stato di confusione, non riconoscendo quest’ultima come la corretta posizione dell’individuo. Di conseguenza il sistema nervoso invia impulsi diversi all’apparato cardiovascolare che cambia il corretto funzionamento arterioso, portando a cali di pressione improvvisa e talvolta vere e proprie sincopi. Questo succede perché il corpo sta per troppo tempo in una posizione per lui insolita.

Ipotensione: la diagnosi e quando preoccupa

Ad essere sotto osservazione speciale del medico non sono di solito i casi sporadici, bensì quelli ricorrenti o cronici.

Esistono clinicamente diversi gradi di ipotensione a seconda dell’intensità delle manifestazioni e della loro gravità:

  • ipotensione di grado lieve (inferiore a 90/60 mmHg, ma superiore a 60/40 mmHg)
  • ipotensione di grado medio (inferiore a 60/40 mmHg, ma superiore a 50/33 mmHg)
  • ipotensione di grado severo (inferiore a 50/33 mmHg)

Mentre nel primo caso (grado lieve), in assenza di sintomi, è bengna e non desta preoccupazione, trovarsi di fronte a ipotensione di grado medio o severo può comportare la presenza di patologie più gravi con conseguente malfunzionamento dell’organismo. Ad esempio, gli organi potrebbero non ricevere abbastanza sangue a causa della spinta debole del cuore.

Durante la diagnosi, svolta da un medico di base o a casa propria disponendo della giusta strumentazione, il grado di pressione arteriosa viene rilevato con un apposito strumento detto sfigmomanometro. Misurare solo i valori però non serve. Anche se lo si fa a casa, in autonomia, è bene discuterne insieme al medico al fine di rintracciare le cause scatenanti.

In caso di ipotensione, i medici sottopongono in genere il paziente ad una serie di esami come esami del sangue, delle urine, ECG e holter pressorio oltre che ad esami radiologici (TAC al torace per individuare problematiche a carico di polmoni e apparato cardiocircolatorio).

Ipotensione: come risolverla

Come abbiamo già visto, esistono tre diverse intensità con cui l’ipotensione può presentarsi nei soggetti affetti.

Se quest’ultima è di grado lieve significa che spesso è asintomatica e, anche a seguito di indagine clinica, non desta particolare preoccupazione. Spesso è semplicemente costituzionale e fisiologica, oppure data dalla pratica di un’attività fisica costante. È benefica e sintomo di un corpo allenato e in forma, per questo non richiede cure.

Se invece il calo di pressione si presenta con sintomi piuttosto evidenti significa che, con ogni eventualità, è in corso un’altra patologia della quale l’ipotensione stessa non è altro che una manifestazione. È in queste casistiche che il medico deve intervenire con un’indagine clinica e con esami volti ad individuarne la causa scatenante, e a prescrivere di conseguenza i farmaci e le terapie più opportuni.

I trattamenti farmacologici più accreditati per la cura dell’ipotensione sono diversi. Come avviene per ogni terapia farmacologica, devono essere prescritti esclusivamente dal medico sulla base della storia clinica del paziente.

  • Eritropoietina: aumenta i globuli rossi, innalzando di conseguenza anche la pressione arteriosa
  • Corticosteroidi
  • Fludrocortisone: cura il morbo di Addison, che è una delle principali cause di ipotensione permanente (e di conseguenza risolve anche questa)
  • I vasopressori agiscono sulla vasocostrizione aumentando i valori della pressione nei vasi sanguigni
  • Norepinefrina e Noradrenalina agiscono incrementando i valori pressori, così come la Fenilefrina
  • Terapie a base di Etilefrina, di solito somministrate per via orale, sono usate soprattutto per curare l’ipotensione ortostatica

Pressione bassa: prevenzione ed effetti sulla vita di tutti i giorni

La prevenzione dell’ipotensione e delle patologie a cui essa può essere collegata passa innanzitutto dal mantenimento di uno stile di vita sano, con un’alimentazione corretta e regolare esercizio fisico, da associare ad altre semplici regole di buona condotta fisica.

La dieta mediterranea è sicuramente il principale alleato contro l’ipotensione, poiché ricca di alimenti in grado di consentire un apporto vario di tutte le vitamine e dei sali minerali necessari. Per i “malati” di ipotensione, i nutrizionisti consigliano di:

  • aumentare l’apporto di sale nei piatti, sia a freddo che durante la cottura, in quanto contribuisce direttamente ad alzare i valori della pressione sanguigna
  • masticare radici di liquirizia naturale, che hanno la capacità di agire sulla pressione arteriosa
  • bere in maniera corretta senza avere effetti eccessivamente diuretici che, come sappiamo, contribuiscono ad abbassare la pressione;
  • non esagerare con l’assunzione di caffè. Se piccole quantità hanno un effetto benefico per la pressione arteriosa, alzandone i valori e aumentando l’energia, una sua quantità eccessiva ha effetti opposti
  • mangiare sempre molta frutta e verdura da abbinare, specie nei periodi caldi ed estivi, all’assunzione di integratori di magnesio e potassio così da avere sempre il corretto apporto di sali minerali
  • consumare numerosi e piccoli pasti durante tutta la giornata. Evitare pasti abbondanti perché, come abbiamo visto, una cattiva digestione aumenta l’ipotensione postprandiale.

Se si è soggetti a episodi di ipotensione gli specialisti sconsigliano inoltre di:

  • allenarsi eccessivamente, specie in estate. Alla fine di ogni seduta di allenamento è bene reintegrare subito i liquidi persi con un corretto apporto di sali minerali
  • frequentare ambienti troppo caldi. Il caldo funge da vasodilatatore e la sudorazione eccessiva causa un’enorme perdita di liquidi, aumentando il calo dei valori di pressione
  • stare in posizione eretta per un periodo di tempo troppo prolungato
  • dopo essere stati a lungo seduti o sdraiati, alzarsi con movimenti bruschi
  • eccedere con alcune tipologie di farmaci (antidepressivi, diuretici, betabloccanti, sedativi, antidolorifici e antipertensivi), assumendoli sempre e solo dietro prescrizione medica.

Se si è affetti da ipotensione o lo si sospetta, bisogna sempre dirlo al proprio medico che saprà individuarne le cause scatenanti, fornendo le giuste spiegazioni e trattamenti.

Come si misura la pressione a riposo e sotto sforzo

È possibile misurare la propria pressione arteriosa direttamente da casa, in modo da poterla tenere regolarmente sotto controllo. Sono gli stessi specialisti a consigliare di annotare gradualmente i propri valori su di un taccuino, in modo da poter fornire al medico, durante la visita di routine, una storia clinica completa.

Misurare i propri valori pressori regolarmente è importante per scongiurare, ma anche per individuare subito, l’insorgenza di malattie più serie.

Come si misura la pressione arteriosa?

Innanzitutto, serve dotarsi di uno sfigmomanometro. Oggi se ne trovano di modelli digitali, tecnologici e all’avanguardia in quasi tutte le farmacie. È bene misurare la pressione almeno una volta o due alla settimana, meglio se sempre alla stessa ora, al mattino o alla sera (sono i momenti della giornata in cui la persona è più a riposo).

Prima della misurazione è bene eliminare tutto ciò che potrebbe incidere sulla giusta raccolta dei dati. Si consiglia di non bere caffè e di non fumare poco prima della misurazione. Durante la stessa, il soggetto deve essere calmo, seduto e in totale rilassamento. Se si è svolta attività fisica poche ore prima, è bene rimandare la misurazione, perché l’allenamento ne altera i valori.

Il braccio su cui si misurerà la pressione del sangue va tenuto libero, senza indossare magliette dalle maniche troppo strette, che fungono da vasocostrittori. Può succedere che, tra le due braccia, le misurazioni non coincidano. L’importante è che la differenza non sia troppo elevata (tra i 10 – 20 mmHg di scarto, va bene) e si consiglia di prendere sempre in considerazione la misurazione avvenuta sul braccio con i valori più elevati.

Si raccomanda di svolgere più misurazioni, prendendosi il giusto tempo tra l’una e l’altra. Con i valori ottenuti se ne farà una media. È fondamentale svolgere più tentativi poiché la prima misurazione dà spesso valori falsati a causa di un generale stato di ansia del soggetto.

La pressione sotto sforzo viene invece misurata dal medico, spesso sportivo, durante una visita specialistica. Sul petto del paziente vengono applicati particolari elettrodi e un holter pressorio in grado di raccogliere i valori arteriosi mentre l’individuo svolge attività fisica (di solito corsa su tapis roulant o cyclette).