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Dott. Federico Beretta

Dott. Federico Beretta


Medico Chirurgo

22 Dicembre 2020 - Ultima modifica: 29 Aprile 2021

Indice:

  1. Introduzione
  2. Le cause
  3. I sintomi
  4. La diagnosi
  5. Le cure
  6. Prevenzione

Introduzione

La miocardite è una infiammazione che colpisce il muscolo cardiaco. Il nome deriva dal miocardio, la componente muscolare del cuore che ne costituisce le pareti e gli permette di eseguire la sua funzione di pompa. Può accadere, per diverse cause - disfunzioni immunitarie, azione di virus, batteri e funghi - che le cellule del miocardio, dette miociti, smettano di funzionare a dovere a causa di un processo infiammatorio. 

Patologia seria ma con buone possibilità di recupero completo, specialmente se non sono presenti altre patologie cardiache, con una corretta terapia si risolve senza particolari conseguenze. Laddove il muscolo cardiaco sia già debole perché interessato da altre patologie, la situazione può evolvere sfavorevolmente, compromettendo per sempre la funzione cardiaca e avviando il paziente verso uno scompenso cardiaco.

La miocardite può colpire persone di tutte le età e di entrambi i sessi in egual misura. Tra le cardiopatie acquisite è, infatti, quella che più frequentemente interessa soggetti giovani.

I sintomi caratteristici della miocardite possono manifestarsi dopo un episodio di febbre e possono comprendere palpitazioni, affanno, dolore toracico e stanchezza.

Miocardite, le cause

Un’infiammazione cardiaca come la miocardite può avere diverse cause, alcune più frequenti di altre.

Miocardite da infezioni o patologie sistemiche e metaboliche

Quando il muscolo cardiaco si trova a contatto con virus, funghi e batteri, si genera risposta infiammatoria che può indurre un danno strutturale. I pazienti con patologie che causano immunodepressione sono più soggetti a sviluppare questo tipo in infezioni.

Quando si verifica un’infezione virale, il sistema immunitario è sufficientemente responsivo per intervenire e risolvere la situazione ma, se questo non funziona a dovere, l’organismo non percepisce l’agente patogeno e la situazione si aggrava.

Alcuni batteri possono intaccare il miocardio rendendolo edematoso, gonfio e debole, impedendo al cuore di pompare un’adeguata quantità di sangue. La conseguenza può essere l’insufficienza cardiaca.

La miocardite può essere causata da malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico (LES) o da patologie infettive come la malattia di Chagas, infezione causata dalla puntura di un insetto che porta a progressiva atrofizzazione e distruzione del muscolo cardiaco.

Miocardite per esposizione a sostanze tossiche

La miocardite può essere causata dall’esposizione e/o dall’assunzione di sostanze tossiche. Tra queste un abuso di alcool, esposizione a metalli pesanti (come arsenico e piombo), sostanze come idrocarburi e monossido di carbonio o radiazioni.

Allo stesso modo, un’altra causa che frequentemente provoca la miocardite è l’ipersensibilità ad alcune tipologie di farmaci.

La miocardite può, infine, essere la conseguenza di un rigetto a seguito di trapianto cardiaco.

Quando si parla di miocardite fulminante

La miocardite si definisce fulminante se appare improvvisamente con una grave infiammazione del miocardio. I sintomi tipici sono una disfunzione ventricolare, shock cardiovascolare e scompenso cardiaco. Fortunatamente è molto rara e, se il paziente è curato tempestivamente, la prognosi è positiva con un buon recupero e senza gravi danni a lungo termine.

Miocardite: i sintomi

La miocardite è, il più delle volte, una malattia subdola, che si presenta come asintomatica o con fastidi di lieve entità che non fanno pensare ad una grave problematica di salute.

Soprattutto nei giovani, non è raro che la sua diagnosi avvenga solo dopo una morte prematura per infarto, come successo ad alcuni atleti.

I pazienti riferiscono una sintomatologia aspecifica con malessere generale spesso non riconducibile a problemi di origine cardiaca. In questi casi, l’unica indagine che può aiutarci a porre il sospetto di miocardite è un andamento anomalo della curva dell’ECG.

Tra i sintomi più frequenti della presenza della malattia, oltre ad un senso di malessere, ci sono:

  • Febbre di origine infettiva e stanchezza frequente. Tutti i sintomi simil-influenzali come malessere, mal di testa, dolori articolari e muscolari, febbre, mal di gola e problemi gastrointestinali potrebbero essere correlati alla presenza di una miocardite.
  • Dolore toracico a cui si associano aritmie cardiache, palpitazioni e mancanza di respiro, sia durante l’attività che a riposo.
  • Frequenti sincopi e svenimenti improvvisi, perché la gittata sanguigna si trova di colpo ridotta e non riesce a portare il sangue in tutto l’organismo,
  • Ritenzione idrica che lascia gli arti inferiori gonfi, dolenti e con formicolio.

Spesso questa sintomatologia si manifesta in pazienti con patologie cardiache pregresse o altre condizioni cardiache concomitanti. Una di queste è la pericardite, cioè l’infiammazione della membrana che riveste il cuore.

Quando la miocardite si trova al suo ultimo stadio i sintomi sono l’insufficienza cardiaca, quindi una disfunzione del muscolo che porta ad una lenta degenerazione del miocardio, la cui ultima manifestazione può essere un arresto cardiaco improvviso.

La miocardite può colpire a tutte le età ed è tra le malattie cardiache più frequenti proprio tra giovani, adolescenti e bambini. In tutte queste categorie, i sintomi tipici sono malessere generale con manifestazioni molto simili a quelle di una banale influenza, vale a dire tosse, febbre, poco appetito e dolori addominali che possono evolvere in difficoltà respiratorie e cianosi.

La prognosi della miocardite può essere molto positiva, con il disturbo che si risolve completamente. Esistono però casi più gravi in cui la malattia peggiora fino a che il cuore viene danneggiato irrimediabilmente tanto da richiedere un trapianto.

Diagnosi

La miocardite non si può sempre diagnosticare con la sola visita medica perché spesso, per avere la certezza della sua presenza, sono necessarie indagini più approfondite.

Dopo aver raccolto l’anamnesi del paziente, grazie alla quale si ricostruisce la storia clinica e se ne indagano i sintomi, si esegue un esame obiettivo nel corso del quale il proprio medico di medicina generale, o il cardiologo, esegue l’auscultazione che però, spesso, risulta nella norma.

Poiché la miocardite non è rilevabile ad occhio nudo, la diagnosi include la prescrizione di alcuni esami diagnostici. Un elettrocardiogramma (ECG) e un ecocardiogramma rappresentano il primo step e permettono di valutare la salute del cuore e di evidenziare eventuali anomalie del ritmo cardiaco. Possono seguire tecniche di imaging, come una radiografia del torace, che permettono di valutare la gravità del problema.

Possono essere prescritti anche esami del sangue. L’emocromo è utile a mostrare un eventuale aumento dei globuli bianchi, spia della presenza di un processo infettivo in corso.

Nei casi più gravi, per comprendere la causa e valutare l’entità della miocardite, il cardiologo può optare per l’esecuzione di una biopsia miocardica, durante la quale viene prelevato un piccolo campione di tessuto miocardico per essere studiato. Questi esami permettono di evidenziare la presenza di edema o di infiammazione, oltre alla presenza di eventuali cellule dell’immunità. La biopsia resta una tecnica diagnostica poco usata perché molto invasiva.

Miocardite, le cure

I trattamenti per la cura della miocardite variano da paziente a paziente dopo aver considerato attentamente quelle le cause scatenanti, il grado di infiammazione, l’età e il risultato delle indagini diagnostiche.

Se la miocardite è data da un’infezione

Questo tipo di miocardite viene, in primo luogo, trattata con una cura antibiotica volta ad eliminare il batterio che l’ha causata. Inoltre, possono essere prescritti dei farmaci utili a ridurre l’infiammazione e a migliorare l’attività cardiaca. Tra questi i più utilizzati sono gli analgesici, gli antinfiammatori e i diuretici. Un’altra opzione terapeutica prevede l’utilizzo di farmaci che aumentano la forza di contrazione del miocardio, compromessa dall’infiammazione, andando a ridurre il rischio di sviluppare un’insufficienza cardiaca. I diuretici riducono la ritenzione idrica che causa gonfiore a livello di gambe, caviglie e piedi, rendendo meno faticoso il lavoro del muscolo cardiaco.

Se la miocardite è data dall’utilizzo di sostanze tossiche

In questo contesto, con sostanze tossiche si intendono non solo alcool, metalli pesanti o sostanze chimiche, ma anche alcuni farmaci che possono creare effetti avversi anche gravi. La cura consiste nell’interruzione della loro assunzione o nell’allontanamento dalla causa scatenante.

Cosa succede quando la miocardite si cronicizza

Se la miocardite diventa cronica vengono impostate terapie farmacologiche che aiutano il cuore a svolgere correttamente la propria funzione, come i farmaci ACE-inibitori e betabloccanti. Chi non risponde alla terapia potrebbe essere soggetto a trattamenti immunosoppressori (che limitano la risposta immunitaria), vasopressori (che agiscono sull’attività dei vasi sanguigni) o cardiochirurgici (dispositivi per l’assistenza ventricolare).

Per tutte quelle situazioni che non si risolvono con alcun tipo di terapia è previsto il trapianto cardiaco.

Si può prevenire la miocardite?

La miocardite è una patologia per la quale non esiste una vera e propria prevenzione. Essa ha spesso come causa un’infezione da parte di virus, batteri e funghi, che non possono essere individuati in anticipo se non quando effettivamente si manifesta la malattia.

Per questo motivo, se si ha un’infezione in corso, è fondamentale recarsi subito da un medico per ricevere il trattamento più appropriato.

La vaccinazione antinfluenzale annuale è consigliata perché riduce il rischio di incorrere nell’influenza che può complicarsi dando una miocardite. In particolare, negli anziani e in chi soffre di malattie croniche, il vaccino previene l’insorgenza di complicanze pericolose.

Come per tutte le altre malattie, la miocardite ha una prognosi che varia anche a seconda della salute generale del paziente e della sua età. Se la patologia è riconosciuta per tempo e curata subito, è più facile che guarisca totalmente nel giro di alcune settimane. Nei casi più gravi, in cui si cronicizza o insorge in maniera repentina, possono permanere lesioni alla parete cardiaca ed un’insufficienza cardiaca anche una volta che l’infiammazione acuta venga risolta.