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Meniscopatia

Dott. Federico Beretta

Dott. Federico Beretta


Medico Chirurgo

18 Dicembre 2020

Indice:

  1. Introduzione
  2. Cos’è la meniscopatia
  3. Le funzioni del menisco
  4. Differenti tipi di lesione al menisco
  5. Le cause
  6. I sintomi
  7. La diagnosi
  8. Come intervenire

Introduzione

Il termine generico “meniscopatie” indica l’insieme delle lesioni che possono riguardare i menischi, volgarmente conosciute anche come “rotture del menisco” e sono la categoria più comune di disturbi a carico del ginocchio. Sebbene la maggior parte delle meniscopatie insorga in pazienti sportivi, è possibile che compaia in qualsiasi persona. La problematica colpisce in egual misura uomini e donne.

Cos’è la meniscopatia

Come accennato, si utilizza il termine generico meniscopatia per indicare una patologia – acuta o cronica – a carico dei menischi. Questo tipo di lesioni sono le più diffuse tra quelle che possono interessare il distretto anatomico del ginocchio.

Ovviamente, per comprendere meglio questo argomento, è necessario capire cosa siano i menischi e che funzione hanno.

Le funzioni del menisco

Erroneamente, si parla di solito di “menisco” al singolare, ma in realtà sono presenti ben quattro menischi nel corpo umano, due per ogni ginocchio. Si tratta di “cuscinetti” fibro-cartilaginei duri ed elastici a forma di “c” (più o meno aperta) che si trovano a livello dell’articolazione del ginocchio, nello specifico, posti tra la tibia e i condili del femore. Come detto, ogni ginocchio ha due menischi, quello laterale e quello mediale, la cui funzione è di:

  • Ammortizzare ogni movimento del ginocchio.
  • Distribuire il carico dell’articolazione in modo regolare.
  • Stabilizzare l’articolazione.
  • Migliorare la distribuzione del liquido sinoviale dell’articolazione.
  • Proteggere il ginocchio dai danni dovuti a improvvise rotazioni, ipertensioni e iperflessioni.

A lungo andare, i problemi che interessano queste strutture, se trascurati, possono provocare danni gravi al ginocchio e favorire lo sviluppo di patologie più gravi e difficili da trattare, come l’artrosi.

Differenti tipi di lesione al menisco

Meniscopatia è un termine, come abbiamo visto, piuttosto generico per indicare tutte le lesioni che coinvolgono i menischi. Riconosciamo due grandi categorie in cui possono essere suddivise le patologie dei menischi, a seconda di ciò che ha causato il problema:

  1. Meniscopatie di origine traumatica. Questo problema si riscontra in prevalenza tra gli sportivi e i giovani: la causa della lesione è da ricercarsi in un trauma particolare dovuto ad un determinato movimento che può aver superato la massima resistenza del tessuto, portandolo alla rottura.
  2. Meniscopatie degenerative. Questo è un problema che, invece, si riscontra in particolare in età avanzata. Non si assiste ad un evento traumatico particolare, ma i tessuti vanno incontro ad una progressiva degenerazione, che aumenta con il passare del tempo, oppure sono danneggiati da piccoli e apparenti innocui traumi ricevuti in maniera ripetuta.

In genere, il più coinvolto nelle lesioni – sia traumatiche sia degenerative – è il menisco mediale.

Le cause

Le cause, quindi, delle meniscopatie sono da ricercare nell’eccessiva usura o in eventuali traumi. Questi ultimi in genere sono:

  1. Extrarotazioni del ginocchio
  2. Iperflessione dell’articolazione
  3. Ipertensione o cosiddetto “calcio a vuoto”

Anche piccoli traumi, come quelli subiti dai menischi quando ci si accovaccia per raccogliere un oggetto da terra, possono, se ripetuti nel tempo, provocare una degenerazione dei tessuti meniscali. Il menisco, infatti, tende a rompersi più facilmente con l’avanzare dell’età, favorendo la comparsa di artrosi, con tutti i problemi che questa patologia comporta.

I sintomi

Il sintomo più rilevante del cosiddetto “menisco rotto” è il dolore al ginocchio, sia sotto sforzo sia in situazione di riposo. Ma ci sono altri sintomi caratteristici, come:

  • Gonfiore dell’articolazione. Una meniscopatia provoca frequentemente un’infiammazione sinoviale, che causa un versamento nell’articolazione. Oltre al dolore, quindi, sarà impossibile compiere alcuni movimenti.
  • Rumore e sensazione di qualcosa che “scatta” o si sposta mentre si muove l’articolazione del ginocchio oppure scricchiolii al movimento dell’articolazione.
  • Vero e proprio blocco funzionale, che avviene quando la parte rotta del menisco si sposta dalla sua sede e si infila nell’articolazione.
  • Rigidità della gamba e perdita di forza muscolare.
  • Difficoltà a flettere o stendere l’articolazione.

Nella meniscopatia degenerativa questi sintomi – in particolare il dolore – potrebbero non essere particolarmente acuti o costantemente presenti: potrebbero apparire solo nei momenti di grande sforzo, facendo, quindi, pensare al paziente di non avere nessun problema in particolare. Diverso è il caso della meniscopatia traumatica, in cui il dolore si manifesta immediatamente nel paziente che, subito dopo il trauma, avvertirà un dolore acuto a livello del ginocchio, cui probabilmente seguiranno difficoltà di movimento e gonfiore.

La diagnosi

Per una corretta diagnosi di meniscopatia, è necessario effettuare alcune indagini diagnostiche. Premettiamo che non è possibile fare un’autodiagnosi, poiché i sintomi descritti in precedenza a carico dell’articolazione del ginocchio potrebbero essere presenti anche in altre patologie. Quindi, se si sospetta una possibile meniscopatia, è necessario contattare un ortopedico. Lo specialista potrebbe sospettare la presenza di una meniscopatia con una visita ambulatoriale dopo aver effettuato un’accurata anamnesi dei sintomi ed un esame obiettivo. Tuttavia, l’ipotizzata diagnosi deve essere confermata attraverso esami diagnostici strumentali come TAC o risonanza magnetica.

Come intervenire

In passato si poteva intervenire chirurgicamente – in caso di meniscopatia – con l’asportazione del menisco, detta meniscectomia. Si è visto, però, che le conseguenze di questo tipo di intervento sono importanti, perché il ginocchio privo del “cuscinetto” si danneggia irreversibilmente, la cartilagine che riveste le superfici ossee si usura, si frammenta e si distrugge, provocando l’artrosi, che, in genere, si presenta 20-25 anni dopo l’intervento. Nel caso in cui fosse già presente un processo artrosico, una meniscectomia potrebbe accelerare la degenerazione, tanto da far peggiorare i sintomi accusati dopo l’intervento.

Per questo, la tendenza odierna è quella di salvaguardare il più possibile il menisco, con interventi di meniscectomia selettiva, cioè interventi che rimuovono esclusivamente la parte danneggiata del menisco o gli elementi liberi che possono essersi separati da questo. Ovviamente, più il paziente è giovane e più si tenterà di salvaguardare il patrimonio biologico.

Con questo obiettivo, è stata introdotta una nuova tipologia di intervento, ovvero quella di ricostruzione e di sutura meniscale: queste operazioni sono possibili solo in caso di rottura traumatica e recente. Attraverso questo intervento, l’ortopedico andrà a suturare la lesione che si è creata, che si dovrebbe rimarginare a seguito di un congruo periodo di convalescenza e recupero funzionale. Sebbene la riabilitazione sia decisamente più lunga, con il passare degli anni si è ridotto notevolmente il rischio di sviluppare artrosi.

Può capitare, comunque, anche in un paziente giovane che sia necessario intervenire con una meniscectomia totale: in questo caso si valuterà anche la possibilità di sostituire il menisco irreversibilmente danneggiato con uno artificiale (scaffold) o con un trapianto da donatore.

In ogni caso, gli interventi al menisco avvengono tutti con tecniche artroscopiche che sono meno invasive, diminuiscono la durata della degenza, il dolore post-operatorio e la temporanea invalidità.

Quindi, a seconda del tipo di meniscopatia si stabilirà la giusta modalità di intervento, tendendo presente non solo la gravità della lesione, ma anche dell’età del paziente e le sue precedenti condizioni di salute. In caso di meniscopatie molto lievi è possibile che si decida di non intervenire chirurgicamente, ma si opti per una terapia conservativa.

La terapia conservativa prevede:

  • Riposo totale, con immobilizzazione dell’arto interessato.
  • Applicazione di impacchi di ghiaccio per ridurre il dolore e il gonfiore.
  • Assumere farmaci antinfiammatori non steroidei o FANS, sotto prescrizione e controllo medico, come ibuprofene per ridurre il dolore e l’infiammazione.
  • Una volta passata la fase di infiammazione acuta, è fondamentale potenziare i muscoli dell’arto interessato, in particolare il quadricipite, per dare maggiore stabilità all’articolazione.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi questo atteggiamento terapeutico non è risolutivo, ma serve per ritardare l’intervento chirurgico.

Il decorso operatorio è piuttosto rapido per la ridotta invasività dell’intervento e, in seguito, è bene seguire un percorso di riabilitazione per recuperare la completa mobilità articolare e il tono muscolare dell’arto interessato: è fondamentale che vengano rinforzati tutti i muscoli che vanno a inserirsi sull’articolazione del ginocchio, per una maggiore stabilità e per evitare ulteriori danni.