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Ictus cerebrale

Dott. Federico Beretta

Dott. Federico Beretta


Medico Chirurgo

16 Ottobre 2020 - Ultima modifica: 6 Novembre 2020

Indice:

  1. Introduzione
  2. Ictus cerebrale: che cos’è
  3. Quali sono le cause
  4. Come riconoscerlo
  5. Fattori di rischio e prevenzione
  6. Cura e possibili conseguenze

Introduzione

L'ictus è una patologia neurovascolare piuttosto comune. Secondo i dati riportati dal Ministero della Salute, in Italia ogni anno si verificano oltre 196.000 casi di ictus (fonte: Ministero della Salute). Di questi, l’80% sono nuovi casi, mentre per il 20% si tratta di recidive.

Secondo le stime, l’ictus cerebrale colpisce maggiormente gli individui di sesso maschile, nonostante presenti una maggior mortalità nel sesso femminile. Non vi è un’età a partire dalla quale si può verificare un ictus cerebrale, può colpire indistintamente giovani e anziani. Nonostante ciò, la quasi totalità dei casi viene registrata in pazienti con età pari o maggiore a 55 anni.

Ictus cerebrale: che cos’è?

L’ictus cerebrale è la più frequente malattia neurologica e si verifica nel momento in cui avviene un’improvvisa occlusione o la rottura di un vaso cerebrale.

In conseguenza a questa rottura o occlusione, le cellule cerebrali vengono o danneggiate a causa della mancanza d’ossigeno e dei nutrienti portati dal sangue oppure dalla compressione dovuta dalla fuoriuscita dello stesso.

Ictus cerebrale: quali sono le cause

Un ictus cerebrale – il danno o la morte di parte del tessuto cerebrale – si verifica a causa dell’arresto dell’apporto di sangue a livello di una determinata area cerebrale. Questo può essere causato dall’occlusione di un vaso cerebrale o da una rottura dello stesso. A seconda della causa sottostante, possono essere distinti due tipi di ictus cerebrale: ictus ischemico e ictus emorragico. Vi è poi una terza condizione, prevalentemente di origine occlusiva, definita TIA (attacco ischemico transitorio).

  • Ictus ischemico

L’ictus ischemico si verifica nel momento in cui un’arteria cerebrale subisce una un’occlusione. Le cellule cerebrali, che prima venivano nutrite dal sangue circolante in quell’arteria, non ricevendo più nutrimento, subiscono un infarto e muoiono. Un ictus ischemico – che rappresenta la maggior parte dei casi di ictus – può avvenire principalmente per due motivi: per trombosi o per embolia.

Si parla di trombosi cerebrale nel momento in cui, nell’arteria, si forma un coagulo ematico che va ad occludere completamente il lume dell’arteria stessa, impedendo al sangue di circolare normalmente.

Si parla invece di embolia cerebrale nel momento in cui l’arteria cerebrale viene occlusa da coaguli di diversa natura che si sono formati in un’altra area del corpo, di solito a livello cardiaco o da placche ateromasiche delle arterie che portano sangue al cervello.

  • Ictus emorragico

Molto più raro, si verifica nel momento in cui un’arteria – in genere a causa della pressione arteriosa troppo elevata – non riesce a reggere la pressione del flusso ematico e si rompe. L’arteria che subisce la rottura, in genere presenta già delle malformazioni (come aneurismi o placche aterosclerotiche) che ne rendono la parete ancora più fragile e soggetta a rotture.

  • Attacco ischemico transitorio

L’attacco ischemico transitorio (Tia) consiste in una momentanea occlusione di un vaso sanguigno cerebrale e il conseguente, momentaneo, mancato afflusso di nutrimento alle cellule cerebrali. Questo, al contrario dell’ictus ischemico, è soltanto transitorio e si risolve nel giro di un lasso di tempo limitato (da pochi minuti a diverse ore) non lasciando alcun tipo di strascico. I sintomi sono i medesimi dell’ictus ischemico e – per questo motivo – l’attacco ischemico transitorio può essere un campanello d’allarme che precede il vero e proprio ictus ischemico.

Ictus cerebrale: come riconoscerlo

Non è sempre facile e immediato riconoscere il manifestarsi di un ictus cerebrale. I sintomi registrati più di frequente sono:

  • Paralisi;
  • Debolezza di un distretto muscolare;
  • formicolio di diverse aree corporee (viso, braccia, gambe,…);
  • visione diminuita o annebbiata;
  • difficoltà di pronuncia;
  • difficoltà di comprensione di frasi anche semplici;
  • perdita dell’equilibrio;
  • vertigine;
  • mancanza di coordinazione.

Questi sintomi sono presenti in moltissime altre patologie e, per questo motivo, possono essere fraintesi o sottovalutati, portando ad un rapido peggioramento del quadro clinico del paziente.

Questi fenomeni devono essere presi come un campanello d’allarme. Sarà necessario intervenire tempestivamente per eseguire i dovuti accertamenti ed un’eventuale terapia.

Ictus ischemico: fattori di rischio e prevenzione

Come già accennato, l’ictus non è una condizione prevedibile e può colpire ogni persona indipendentemente dal suo sesso, dall’età o dall’etnia di appartenenza. Questi sono i fattori di rischio non modificabili.

Ciononostante, esistono alcuni fattori di rischio modificabili, agire preventivamente per evitare l’insorgere di un possibile ictus cerebrale, soprattutto se l’età è avanzata e se vi è familiarità con questa patologia. I fattori di rischio su cui è possibile intervenire sono:

  • Ipertensione arteriosa;
  • Ipercolesterolemia;
  • Malattie cardiache organiche;
  • Disturbi di conduzione del battito cardiaco (fibrillazione atriale,…);
  • Fumo;
  • Droghe;
  • Alcool;
  • Obesità;

Un corretto stile di vita, una sana alimentazione e regolare pratica di attività fisica a basso impatto sono i migliori fattori di prevenzione possibili, soprattutto se associati a regolari controlli medici.

L’insorgenza di ictus cerebrale in età infantile e giovanile è attribuibile principalmente al verificarsi di una dissecazione delle arterie carotide e vertebrale che portano il sangue al cervello. Questa condizione clinica non è causata da fattori endogeni, bensì da traumi o microtraumi ripetuti a livello del collo causati da infortuni sportivi, incidenti stradali o errate manovre chiropratiche. L’abuso di fumo, alcool, droghe unito ad una vita sedentaria può essere causa dell’insorgenza di ictus cerebrale – così come di malattie cardiovascolari – anche in giovane età. 

Le donne, fino all'insorgenza della menopausa, sono meno soggette a sviluppare un ictus cerebrale grazie all’azione protettiva degli ormoni estrogeni naturalmente prodotti dal loro corpo. L’utilizzo di contraccettivi ormonali in età fertile non aumenta, se non di poco, la possibilità dell’insorgenza di ictus. L’aumento della percentuale di rischio si verifica invece se la donna che assume contraccettivi ormonali supera i 35 anni di età, è fumatrice e presenta ipertensione arteriosa.

L’assunzione, una volta raggiunta la menopausa, della terapia ormonale sostitutiva non produce lo stesso effetto benefico e preventivo degli estrogeni sul corpo, motivo per cui queste terapie devono essere assunte solo da pazienti in adeguato stato di salute.

Ictus cerebrale: cure e possibili conseguenze

La cura dell’ictus deve avvenire in maniera tempestiva e presso centri specializzati, denominati unità ictus o stroke unit. Qui – dopo avere eseguito esami del sangue e test strumentali – possono essere sottoposti a trattamento soltanto i pazienti affetti da ictus cerebrale ischemico avvenuto entro un certo lasso di tempo – in genere tre ore – oltre il quale ogni terapia somministrata risulterebbe vana.

La terapia a cui i pazienti vengono sottoposti comprende la trombolisi, attraverso l’utilizzo di farmaci appropriati, e/o la trombectomia meccanica, l’asportazione fisica del trombo che sta occludendo l’arteria cerebrale, causando l’ictus.

Successivamente, gli specialisti operanti presso queste unità operative procederanno alla stabilizzazione neurologica e clinica del paziente utilizzando sistemi di monitoraggi in continuo. Con questi sistemi i parametri cardiorespiratori del paziente vengono costantemente tenuti sotto controllo, in modo tale da rilevare tempestivamente ogni eventuale peggioramento del quadro clinico e di poter, eventualmente, intervenire per tempo.

A seconda dell’emisfero coinvolto e danneggiato, gli strascichi dell’ictus potrebbero essere diversi e presentarsi con diversa intensità. Il danno dell’emisfero destro del cervello può comportare la paralisi o la perdita di sensibilità del lato sinistro del corpo, la perdita di percezione spaziale (con conseguente incapacità di giudicare la distanza e la dimensione) o la perdita della vista nell’emicampo temporale dell’occhio destro e nasale dell’occhio sinistro. Il danno dell’emisfero sinistro del cervello può causare la paralisi o la perdita di sensibilità del lato destro del corpo, difficoltà di linguaggio o deglutizione, rallentamento della velocità di reazione, perdita della vista nell’emicampo temporale dell’occhio sinistro e nasale dell’occhio destro.