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Fibrillazione ventricolare

Dott. Federico Beretta

Dott. Federico Beretta


Medico Chirurgo

15 Gennaio 2021 - Ultima modifica: 27 Gennaio 2021

Indice:

  1. Introduzione
  2. I sintomi
  3. Le cause
  4. La diagnosi
  5. Trattamento tempestivo

Introduzione

La fibrillazione ventricolare è una delle aritmie cardiache più gravi.

Quando insorge una fibrillazione ventricolare i movimenti di contrazione dei ventricoli diventano così rapidi ed irregolari che il muscolo non riesce a svolgere la sua funzione, con conseguenze che comprendono la compromissione cardiaca, l’arresto cardiaco e la morte.

In particolare, durante un episodio di fibrillazione ventricolare, il muscolo cardiaco non rispetta le diverse fasi del ciclo fisiologico, accorciando i tempi di sistole e diastole (cioè di contrazione e rilassamento) andando a ridurre la gittata. Di conseguenza l’afflusso di sangue ossigenato si modifica e gli organi non ne ricevono in quantità sufficiente. Lo stesso cuore riceve meno ossigeno e non è più in grado di svolgere la sua attività correttamente. Se l’ossigeno non arriva in maniera sufficiente al cuore (anossia), il muscolo può arrestare il suo funzionamento, determinando un arresto cardiocircolatorio: il cuore si ferma e il sangue non circola più.

La fibrillazione ventricolare risulta essere una delle aritmie più frequentemente fatali, perché porta velocemente all’arresto cardiaco (le stime parlano di circa un decesso su mille ogni anno). Risultano maggiormente a rischio gli uomini rispetto alle donne e la fascia d’età più colpita è quella tra i 50-70 anni: si tratta, nella maggior parte dei casi, di persone che già in passato avevano sofferto di patologie cardiache.

Fibrillazione ventricolare, i sintomi

La fibrillazione ventricolare è una patologia che appare improvvisamente, il più delle volte senza presentare alcun prodromo. Seppure l’elenco presentato non sia esaustivo, è bene conoscere i sintomi con cui essa si manifesta per riconoscerla tempestivamente e recarsi subito dal medico o al pronto soccorso. I sintomi presentati possono comparire anche in altre condizioni patologiche, non essendo specifici, ma è opportuno effettuare ulteriori indagini per scongiurare il rischio di condizioni mediche potenzialmente fatali.

È bene non sottovalutare i sintomi perché la fibrillazione ventricolare è una patologia seria e spesso mortale se non individuata e trattata per tempo. I sintomi, che appaiono improvvisamente, richiedono cure molto rapide.

L’aumento del battito cardiaco dovuto a fibrillazione ventricolare è di norma associato a palpitazioni e dolore o fastidio toracico. L’individuo lamenta inoltre affaticamento e stanchezza. Nelle fasi iniziali della fibrillazione può apparire dispnea, cioè difficoltà respiratoria con l’individuo che, non ossigenato a sufficienza, si presenta il più delle volte pallido o cianotico.

È inoltre possibile che la pressione arteriosa si abbassi così tanto da far entrare il paziente in uno stato di shock e perdita di coscienza. Il battito cardiaco non risulta più rilevabile alla palpazione dei polsi periferici e le pupille sono dilatate. Se non si interviene tempestivamente la condizione porta a deterioramento irreversibile dei tessuti corporei, con l’impossibilità di ripristinare le funzioni vitali. Già entro 5 minuti può manifestarsi danno cerebrale e morte perché il cervello non è più irrorato. In breve tempo, anche il resto degli organi collassa.

Cause tipiche di fibrillazione ventricolare

La fibrillazione ventricolare è oggetto di costante studio, per poter individuare tutte le cause possibili e permettere al personale medico di intervenire in maniera preventiva. È stato notato che la causa primaria risultano essere le cardiopatie, che compromettono l’attività e la funzione cardiaca aumentando il rischio di sviluppare aritmie gravi come la fibrillazione ventricolare.

Tra le cause figurano anche displasie e malformazioni congenite che interessano il muscolo cardiaco e i vasi sanguigni,oltre che la presenza di alcune sindromi che possono avere un impatto sul funzionamento del cuore:

  • Tutte le condizioni che causano ipossia: cardiopatie e coronaropatie, ischemie cardiache.
  • Miocardite ed endocardite.
  • Disfunzioni valvolari.
  • L’annegamento è una delle circostanze che più frequentemente porta a fibrillazione ventricolare.
  • Squilibri elettrolitici condizioni che alterano la concentrazione di alcune componenti corporee come gli ioni idrogeno (pH), il calcio, il potassio, il cloro ed il magnesio. Queste sostanze, presenti nella giusta quantità, assicurano il buon funzionamento dell’organismo, una loro alterazione può predisporre ad aritmie cardiache.
  • Traumi cardiaci e toracici a seguito di incidenti o interventi chirurgici invasivi.
  • Inalazione ed ingestione di gas o sostanze tossiche.
  • Scariche elettriche.
  • Assunzione reiterata di alcuni farmaci, specie quelli che agiscono sul ritmo cardiaco.
  • Assunzione di sostanze narcotizzanti utilizzate di norma per curare ansia e depressione o droghe come la cocaina. La fibrillazione ventricolare è spesso l’effetto di un uso eccessivo di sostanze stimolanti.
  • Patologie sistemiche come l’ipertiroidismo.
  • Pressione troppo bassa per lungo tempo, che può degenerare in shock e perdita di coscienza.
  • La presenza di alcune sindromi che possono aumentare il rischio di aritmie (sindrome del QT lungo, sindrome di Brugada).

Esiste poi un tipo di fibrillazione ventricolare detta idiopatica, che colpisce individui sani ma predisposti e della quale non si conoscono le cause specifiche, rendendo ancora più difficile effettuare una corretta prevenzione

Fibrillazione ventricolare: l'importanza di una diagnosi precoce

Come già accennato, la fibrillazione ventricolare è un’aritmia cardiaca che appare, il più delle volte, improvvisamente e senza mostrare le benché minime avvisaglie. Ciò fa sì che sia impossibile diagnosticare la patologia una volta che questa emerge, in quanto un qualsiasi ritardo nell’intervento pone il soggetto a rischio.

Per ridurre il rischio di sviluppare questa condizione improvvisa, è opportuno, una volta superati i 50 anni (o prima, se in famiglia sono presenti patologia cardiovascolari), eseguire annualmente una visita cardiologica e, eventualmente, una serie di esami che valutino la salute dell’apparato cardiovascolare, al fine di cogliere tempestivamente anche le più piccole anomalie cardiache nella loro fase iniziale.

Gli esami diagnostici di norma svolti a titolo di prevenzione comprendono elettrocardiogramma, ecocardiogramma, radiografia al torace e angiografia delle coronarie.

L’elettrocardiogramma, o ECG, è un esame diagnostico che valuta l’attività elettrica del cuore. Quando è presente la fibrillazione ventricolare, le onde risultano ad andamento rapido ed irregolare. Durante l’esame, degli elettrodi vengono posizionati nella parte superiore del torace per misurare l’attività atriale, mentre altri si trovano più in basso per misurare quella ventricolare.

L’ecocardiogramma è una tecnica che valuta la struttura cardiaca, indagando eventuali alterazioni delle diverse componenti (atri, ventricoli, valvole). Grazie a questo esame, si possono individuare anomalie e malformazioni a loro carico.

Una radiografia al torace può mostrare eventuali alterazioni a livello di cuore e polmoni. È molto utile perché alcune anomalie polmonari possono essere predisporre alla fibrillazione ventricolare.

L’angiografia delle coronarie è un esame più invasivo dei precedenti: un catetere-sonda viene inserito direttamente nei vasi per studiarli e per valutare il loro stato di salute. L’indagine, oltre a valutare lo stato di salute dei vasi, permette anche di intervenire per ripristinare la pervietà di quei vasi che risultano eccessivamente ostruiti.

Fibrillazione ventricolare: trattamento tempestivo

Il trattamento di un episodio di fibrillazione ventricolare si basa sulle manovre di rianimazione cardiopolmonare e sulla defibrillazione, oltre che sulla somministrazione di alcuni farmaci per la stabilizzazione del ritmo cardiaco una volta che viene ripristinato quello fisiologico.

La rianimazione cardio-polmonare (RCP) è necessaria per far circolare il sangue presente all’interno del sistema cardiovascolare quando la pompa cardiaca è ferma. Il sangue arriva così a polmoni, cervello e a tutti gli altri organi, che possono riprendere a funzionare correttamente. L’iter da seguire comprende il massaggio cardiaco e la respirazione bocca-bocca.

La defibrillazione è una procedura che prevede l’utilizzo di un apposito apparecchio detto defibrillatore le cui piastre, una volta posizionate sul torace del paziente, sono in grado di erogare una scarica elettrica al fine di ripristinare il ritmo cardiaco. Un comune defibrillatore è composto da due piastre da posizionare a livello del fianco sinistro (all’altezza del torace) ed inferiormente alla clavicola di destra. I nuovi strumenti (defibrillatori semiautomatici) rilevano autonomamente il ritmo cardiaco e sono in grado di determinare se la scarica elettrica può essere utile per ripristinare quello fisiologico.

Durante le manovre di rianimazione cardiopolmonare, il medico può decidere di somministrare alcuni farmaci per il controllo delle aritmie. Questi agiscono sul ritmo cardiaco e lo mantengono nella norma una volta ripristinato quello corretto. I farmaci ad oggi più diffusi sono lidocaina e l’amiodarone.

Siccome il rischio di recidive è elevato, nei pazienti che hanno sofferto di fibrillazione ventricolare e sono sopravvissuti, si cerca di agire sui fattori di rischio, trattando eventuali cause scatenanti. Successivamente viene impiantato un defibrillatore cardiaco artificiale, tramite intervento chirurgico. Il paziente resta in ospedale e sotto osservazione per un periodo più o meno lungo, al fine di avere un controllo costante del ritmo cardiaco e verificare la sua effettiva e stabile ripresa.