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Extrasistole ventricolare

Dott.ssa Francesca Colapietro

Dott.ssa Francesca Colapietro


Medico Chirurgo

2 Dicembre 2020

Indice:

  1. Cos’è l’extrasistole
  2. Quali sono i sintomi
  3. Le cause
  4. Le conseguenze
  5. La diagnosi e gli esami consigliati
  6. La giusta prevenzione
  7. Come si tratta l’extrasistolia

Cos’è l’extrasistole?

L’extrasistole consiste di fatto in una aritmia cardiaca che può manifestarsi in qualsiasi età, anche pediatrica; fortunatamente solo in pochi casi è una condizione francamente patologica e preoccupante.

Per comprenderla meglio, è necessario fare qualche accenno al battito cardiaco. In condizioni fisiologiche il nodo seno-atriale, situato nello spessore della parete superiore dell’atrio di destra, allo sbocco della vena cava superiore, svolge la funzione di pacemaker e fa partire l’impulso elettrico; in questo modo si contraggono prima gli atri e poi i ventricoli e il sangue viene pompato in tutto l’organismo.

Nel caso dell’extrasistole però l’impulso elettrico non parte dal nodo seno-atriale ma da un altro punto nel miocardio, interferendo quindi con la regolare attività elettrica del cuore. Nella maggior parte dei casi questo non provocherà significative conseguenze ma, alcun volte -soprattutto se le extrasistoli sono frequenti, e ripetute- potrebbe ostacolare la regolare gittata cardiaca (cioè la quantità di sangue pompata all’organismo).

L’extrasistole si distingue in:

  • Atriale: se l’impulso elettrico origina da un punto localizzato in atrio
  • Ventricolare: se l’impulso parte dal ventricolo;
  • Atrioventricolare o giunzionale: quando l’impulso parte a livello della giunzione atrio-ventricolare.

Che siano atriali, ventricolari o atrioventricolari, le extrasistoli possono riguardare un singolo battito ed essere quindi isolate, oppure riguardare diversi battiti di seguito: il secondo è il caso che preoccupa di più.

Quali sono i sintomi

Soprattutto nei casi di extrasistoli isolate, i pazienti sono perlopiù asintomatici. Quando si assiste invece a extrasistoli frequenti e ripetute, il paziente può avvertire delle palpitazioni, che descrive come una sorta di “sfarfallamento” nel petto all’altezza del cuore, una sensazione di arresto del battito cardiaco o di vuoto, come un tuffo al cuore. Nei casi più gravi, quando a essere coinvolto è un gran numero di battiti consecutivi, si potranno avvertire anche palpitazioni vere e proprie e un ritmo cardiaco particolarmente irregolare o accelerato. Ciò può portare a comparsa di dispnea o fame d’aria, astenia - ovvero affaticabilità maggiore – e vertigini.

È bene in ogni caso contattare il proprio medico per ulteriori accertamenti.  

Le cause

L’extrasistolia può comparire in persone perfettamente sane e in molti casi può non esser identificata una causa specifica.

Tra le cause identificabili più comuni figurano:

  • Stress
  • Ansia eccessiva
  • Consumo eccessivo di bevande alcoliche, caffeina o fumo
  • Abuso di sostanze stupefacenti eccitanti, come cocaina e anfetamine
  • Assunzione di medicinali (cause iatrogene) come aminofillina o farmaci pro-aritmici
  • Attività sportiva molto intensa (iperallenamento); in questi casi i pazienti tendono ad essere sintomatici durante il riposo (ad esempio di notte), mentre il problema scompare durante lo sforzo
  • Carenza di elettroliti come calcio, magnesio e potassio
  • Disturbi gastrici come il reflusso gastro-esofageo
  • Disturbi della funzionalità tiroidea

In altri casi, però, l’extrasistolia può essere secondaria a patologie a carico del cuore. Per questa ragione è sempre raccomandabile contattare un medico in caso di sospetta extrasistolia, al fine di fare diagnosi certa ed identificarne le cause, escludendo la presenza di un danno cardiaco.

Le conseguenze

Salvo i casi in cui l’extrasistole si accompagni a gravi malattie cardiache, di per sé l’extrasistolia di solito non comporta rischi gravi o particolari. I pazienti sintomatici, però, possono lamentare un peggioramento della qualità di vita.  

Nei casi più gravi invece potrebbero manifestarsi delle complicanze tra cui:

  • Ingrandimento del cuore.
  • Riduzione della funzione della pompa cardiaca.

La diagnosi e gli esami consigliati

Nei casi in cui i pazienti siano asintomatici, la diagnosi avviene in modo casuale e piuttosto semplice in occasione di una visita cardiologica di routine o svolta per altri motivi. Percependo il polso periferico o durante l’auscultazione del battito sarà possibile evidenziare il disturbo. La vera diagnosi è fatta mediante un elettrocardiogramma, che consente anche di individuare il tipo di extrasistole (atriale o ventricolare). Soprattutto nei casi di pazienti sintomatici, il cardiologo potrà prescrivere ulteriori indagini di approfondimento per definire la gravità del quadro, escludere complicanze o altre malattie cardiache; tra questi:

  • Elettrocardiogramma dinamico Holter. Se il paziente avvertisse le palpitazioni durante la giornata o di notte, potrebbe non essere possibile riscontrarla durante l’esecuzione di un semplice ECG. In questi casi l’ECG dinamico registrerà il battito per 24 o 48 ore, permettendo non solo di quantificare i battiti irregolari, ma anche tipizzarli in base all’origine e, soprattutto, valutare al meglio quando compaiono rispetto allo svolgimento delle proprie attività quotidiane.
  • Ecocardiogramma color doppler, che consente lo studio della reale anatomia cardiaca e permette quindi di evidenziare eventuali problemi strutturali a carico dell’organo.
  • Test da sforzo, così da poter registrare l’attività elettrica del cuore nel momento in cui il paziente è impegnato in attività fisica o sforzi.

La giusta prevenzione

Uno stile di vita sano, la correzione di fattori di rischio cardiovascolare e delle cattive abitudini alimentari, l’attività fisica regolare e un follow up laboratoristico in accordo col curante, sono la premessa fondamentale per mantenere il proprio organismo, e quindi il cuore, sano. Nei casi di extrasistolia secondaria ad altri disturbi, ad esempio il reflusso gastro-esofageo, gastriti, ipertiroidismo, la cura di queste condizioni può prevenire l’insorgenza dell’aritmia stessa.

Come si cura l’extrasistolia

Non sempre è necessario trattare l’extrasistolia, soprattutto qualora asintomatica. In molti casi per curare l’extrasistolia sarà sufficiente eliminare la causa scatenante e mantenere un corretto stile di vita.  Nei pazienti particolarmente ansiosi o stressati possono essere prese in considerazione le tecniche di rilassamento naturale, il training autogeno, la psicoterapia o lo yoga.

Laddove i sintomi diventino particolarmente fastidiosi, o nei casi di extrasistole secondaria ad altre condizioni patologiche, il medico cardiologo potrà valutare l’utilizzo di farmaci beta-bloccanti, che rallentano quindi il ritmo cardiaco, come ad esempio il bisoprololo, il carvedilolo, il metoprololo o l’atenololo; o di farmaci antiaritmici, come propafenone o flecainide. Sarà ovviamente il cardiologo stesso, dopo una attenta anamnesi e aver posto diagnosi, a scegliere il farmaco più adatto al caso specifico e la giusta posologia.

Nei casi in cui la terapia farmacologica non sia sufficiente o vi siano già state complicanze (ad esempio, riduzione della funzione di pompa del cuore), potrà essere valutato un trattamento ablativo. L’intervento viene eseguito in regime di ricovero ospedaliero e prevede l’inserimento di specifici cateteri nei vasi sanguigni. In un primo momento viene effettuato uno studio elettrofisiologico, tramite il quale si osservano le caratteristiche elettriche del cuore e si stabilisce con esattezza il meccanismo responsabile del disturbo; si effettua quini un mappaggio, identificando l’area di origine dell’extrasistole. Si procede quindi alla distruzione delle cellule facenti parte di quest’area attraverso una corrente che genera calore (radiofrequenza), formando quindi una piccola cicatrice; quest’ultima fase è la ablazione trans catetere. La probabilità di risoluzione definitiva dell’extrasistolia con l’ablazione è soddisfacente.