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Dott.ssa Iolanda Rutigliano

Dott.ssa Iolanda Rutigliano

REUMATOLOGIA
Specialista in malattie articolari infiammatorie e degenerative

13 Novembre 2020 - Ultima modifica: 30 Novembre 2020

Indice:

  1. Introduzione
  2. Coxartrosi: cos'è
  3. Tipologie e stadi di gravità
  4. Fattori di rischio e cause
  5. La sintomatologia associata
  6. Diagnosi
  7. Trattamenti e prevenzione

Introduzione

Coxartrosi è il termine medico per indicare quella particolare tipologia di artrosi che colpisce il distretto dell’anca, portando ad una lesione e possibile conseguente infiammazione totale dell’articolazione o ad una parte precisa di essa. La coxartrosi è una patologia di tipo cronico e progressivo, dalla quale non si può guarire.

L’artrosi all’anca presenta una larga diffusione su scala mondiale. Anche se tipica dei soggetti in età avanzata, è sempre meno raro che ne se soffra già in età giovanile, soprattutto se il paziente è stato soggetto a sforzi intensi e ripetuti nel tempo. In genere, i primi sintomi di coxartrosi appaiono tra i 50 e 60 anni, interessando soprattutto la popolazione di sesso femminile, perché hanno una cartilagine meno resistente e sono più soggette a cambiamenti di natura ormonale.

L’anca è ad oggi l’articolazione più comunemente interessata dalla malattia reumatica dell’osteoartrosi, verosimilmente perché è anche quella più utilizzata dell’intero organismo. Basti pensare che la maggior parte delle attività quotidiane che il nostro corpo è in grado di fare passano proprio per quest’area anatomica, che si trova quindi continuamente a subire sforzi.

Coxartrosi, cos’è

La coxartrosi è una particolare tipologia di artrosi in cui il bersaglio della patologia è la cartilagine che ricopre la testa del femore, che pone le basi per un processo di deterioramento che interessa tutta l’area coxo-femorale.

Come già accennato, l’anca è l’articolazione più importante del corpo, quella che più di tutte è sottoposta a carichi e microtraumi. Essa unisce l’arto inferiore al tronco, collegando il femore all’acetabolo, cioè l’osso iliaco del bacino. Una buona salute delle anche è fondamentale per il mantenimento della posizione eretta e per il corretto movimento degli arti inferiori.

Come per tutto l’organismo, la cartilagine dell’anca ha una funzione di cuscinetto che permette lo scorrimento delle ossa vicine tra loro senza che si generi attrito e strofinamento al movimento. Quando questa risorsa è lesionata, l’attrito aumenta e può conseguirne uno stato infiammatorio più o meno intenso dei tessuti circostanti (osso subcondrale – ossia quello situato direttamente sotto la cartilagine articolare - , ma anche tendini, legamenti e muscoli).

Negli stadi più avanzati di coxartrosi, le ossa possono deformarsi a causa della presenza di osteofiti, le tipiche escrescenze ossee a forma di becco d’uccello che si generano come tentativo di riparazione dell’area da parte dell’articolazione. Quando le articolazioni sono sottoposte a eccessivi traumi o sforzi succede infatti che l’organismo, nel tentativo di riparare i tessuti danneggiati, stimoli la produzione dei condrociti (cellule cartilaginee) e degli osteociti contenenti particolari enzimi. Quando l’equilibrio si altera, questi enzimi prodotti danneggiano la superficie cartilaginea e articolare rendendola ruvida e infiammata.

L’artrosi all’anca è la causa principale di scricchiolii, dolori e difficoltà deambulatoria all’area inguinale.

Si consiglia, anche se ci si trova di fronte a sintomi e dolori lievi, avvisare il proprio medico: diagnosticare la coxartrosi in tempo significa tentare di rallentare il processo degenerativo e scongiurare il più possibile il ricorso ad un intervento chirurgico con impianto di protesi.

Tipologie di coxartrosi e stadi di gravità

La medicina ha ad oggi identificato diverse classificazioni di coxartrosi identificate in base alla gravità della malattia, alle patologie pregresse da cui può essere scaturita, oppure all’estensione dell’area anatomica interessata.

La coxartrosi primitiva è tipica dell’età avanzata e dell’invecchiamento fisiologico delle articolazioni. Dopo che queste vengono sottoposte a carichi per molti anni, è facile che appaia l’artrosi senza una causa ben precisa. Quando non si identifica una precisa e definita causa scatenante, si può parlare anche di coxartrosi idiopatica.

Si coxartrosi secondaria invece quando l’artrosi dell’anca rappresenta la conseguenza di altre patologie ossee o articolari, come displasie articolari, pregresse fratture, artrite infiammatoria o settica/osteomielite.

Se la coxartrosi interessa una sola anca si definisce monolaterale. Diventa bilaterale quando la cartilagine si sfalda su entrambi i lati anatomici.

Un’ulteriore classificazione delle tipologie di coxartrosi prende in considerazione la gravità della sintomatologia.

Si soffre di coxartrosi al primo stadio, il meno grave e debilitante, quando si ha dolore sporadico a livello dell’anca. Nella maggior parte dei casi, esso appare dopo sforzi fisici eccessivi, come un’intensa attività sportiva. La coxartrosi a questo stadio desta poca preoccupazione nei pazienti perché, con il riposo dell’articolazione, il dolore scompare rapidamente e quasi completamente, facendo trascurare del tutto i sintomi.

Un’artrosi dell’anca al secondo stadio è un livello intermedio. I sintomi sono più intensi e presenti non solo dopo uno sforzo, ma anche a riposo. Il dolore spesso non si riconduce solo all’anca ma a tutta l’area inguinale e alla parte anteriore della coscia. Può presentarsi accompagnato a sensazione di bruciore e senso di pressione. Il paziente può iniziare ad avvertire difficoltà nello svolgimento di alcune attività.

Arrivare al terzo stadio significa avere una coxartrosi con dolore cronico e intenso. I movimenti articolari diventano via via sempre più ridotti e il paziente fa fatica a svolgere anche semplici attività quotidiane, con il rischio di arrivare progressivamente ad un’atrofia muscolare. In questi casi, la muscolatura si ritira ed irrigidisce poiché non adeguatamente movimentata.

Coxartrosi, fattori di rischio e cause

Qui di seguito presentiamo un elenco di tutti quei fattori di rischio ad oggi riconosciuti che possono facilitare lo sviluppo della coxartrosi, lieve o grave che sia:

  • Sovrappeso od obesità: un peso corporeo troppo elevato rispetto a quella che è la portanza e resistenza delle proprie articolazioni agisce come vero e proprio continuo sovraccarico sulle stesse e sulla cartilagine.
  • Vita sedentaria e priva di esercizio fisico: come per tutte le articolazioni, anche la coxo-femorale ha bisogno del suo lubrificante naturale che viene direttamente dall’attività sportiva. Una vita passata sul divano non fa che irrigidire le ossa e gli altri tessuti che, a lungo andare, ne escono compromessi.
  • Ereditarietà e genetica: se si è figli di genitori che soffrono di coxartrosi o altre tipologie di artrosi e patologie articolari, allora si ha più possibilità di svilupparla in futuro.
  • Età: come naturale conseguenza dell’invecchiamento fisiologico dell’individuo e di tutti i suoi organi, sistemi e apparati vitali, anche il tessuto osseo e cartilagineo si indeboliscono con il passare dell’età. Motivo per cui la maggior parte dei soggetti affetti da coxartrosi ha un’età superiore ai 70 anni.
  • La presenza di altre malattie articolari come la displasia all’anca, il conflitto femoro – acetabolare, l’artrite reumatoide e la gotta sono fattori di rischio per lo sviluppo della coxartrosi secondaria.
  • Infezioni articolari e/o ossee al complesso dell’anca. Lo stesso vale per traumi e fratture subiti o per interventi chirurgici già effettuati su tale articolazione. Come già definito, anche in questi casi si parlerà di artrosi secondaria.

Raramente la causa di coxartrosi è solo una: sempre più spesso è data da una combinazione di vari fattori di rischio uniti a un cattivo stile di vita.

Coxartrosi: la sintomatologia associata

I sintomi tipici di coxartrosi sono diversi e di intensità variabile a seconda dello stadio di gravità in cui la malattia si presenta.

È fondamentale, ai fini di una diagnosi precoce e di successivi interventi conservativi poco invasivi, non sottovalutare i sintomi non appena si presentano, anche se lievi e presenti in maniera sporadica. Non curare subito questo tipo di artrosi può diventare un problema serio per la deambulazione e il benessere futuro.

Dolore. Parlare di artrosi significa parlare di dolore alle ossa e alle articolazioni. Il dolore è principalmente conseguente lo sfregamento osseo. Sentire dolore nei movimenti che richiedono l’uso di anche e bacino è il primo sintomo che probabilmente unacoxartrosi è in atto. Spesso il fastidio può estendersi alla zona inguinale, includendo cosce, osso sacro e glutei. Il caratteristico dolore all’anca è detto coxalgia.

Fastidio, formicolio e indolenzimento dopo essere stati fermi a lungo (ad esempio alla mattina appena svegli). Avviene perché il muscolo delle anche, detto ileo-psoas, diventa rigido e poco flessibile e prima di riprendere la sua fisiologica mobilità ha bisogno di tempo. Questa situazione migliora in genere dopo alcuni minuti di movimento, fino a diventare impercettibile.

Dolore di notte. Lo si avverte soprattutto se l’articolazione dell’anca è stata a lungo sforzata durante il giorno, causando un’infiammazione in atto.

L’ileo-psoas contratto può portare anche a dolore alle ginocchia e alla schiena. Questo muscolo, infatti, con la sua forma molto simile a due bretelle, collega il tronco agli arti inferiori e governa mobilità e flessibilità delle ossa e delle articolazioni circostanti. Per questo, quando è troppo contratto, irrigidisce tutta l’area coxo-femorale.

La difficoltà a camminare è un sintomo tipico della coxartrosi in stadio già avanzato. Allo stesso modo, la ridotta mobilità articolare che ne deriva è molto invalidante perché, colpendo l’anca, incide molto anche sullo svolgimento delle normali attività quotidiane, portando chi ne è affetto ad un senso di malessere fisico e psicologico costante.

Come viene diagnosticata la coxartrosi

Se si hanno sintomi evidenti di coxartrosi o si sospetta di poterne essere effetti, è bene avvisare tempestivamente il proprio medico. Si ricorda che una diagnosi precoce della patologia può far sì che le varie terapie farmacologiche oggi presenti rallentino l’evoluzione della patologia, facendo sparire il dolore e migliorando le funzionalità articolari. Prendere la malattia per tempo significa anche tentare di scongiurare un intervento chirurgico purtroppo invasivo, per la sostituzione parziale o totale dell’anca.

La strada della diagnosi passa per l’esame obiettivo prima dal proprio medico curante, poi da uno specialista ortopedico o reumatologo. Durante la visita specialistica viene ripercorsa la storia clinica del paziente e vengono studiati i suoi sintomi. Il medico, laddove ipotizzi una coxartrosi, può svolgere un test di movimento attivo e passivo dell’anca allo scopo di individuare quali movimenti portano dolore e quali no. Alla stessa maniera, il test del crepitio osserva la presenza di eventuali scricchiolii presenti durante il movimento, mentre l’osservazione della deambulazione aiuta a vedere se il paziente cammina correttamente e mantiene un’adeguata postura eretta.

Per consentire una corretta diagnosi differenziale e per indagare più a fondo l’entità del danno, lo specialista può decidere di richiedere alcune tecniche di diagnostica per immagini, in modo da avere una visione più completa della patologia, per poter meglio pianificare le possibili modalità di intervento. Quindi, una radiografia all’anca così come una risonanza magnetica o un’ecografia, diventano utili per vedere come sta l’articolazione e valutare l’entità di usura della cartilagine. L’artroscopia, eseguita dallo specialista ortopedico, leggermente più invasiva (viene inserito un tubicino dotato di telecamera vicino all’anca da osservare), aiuta a valutare anche lo stato di salute dei tessuti connettivi che interessano tutta l’articolazione ad esempio legamenti, tendini e muscoli.

Può succedere che, sfruttando la stessa tecnica artroscopica, il medico inserisca nel fianco un particolare sondino per l’aspirazione del fluido articolare. Estratto direttamente dalle articolazioni e portato in laboratorio per essere analizzato, l’artrocentesi con esame del liquido sinoviale è la procedura che più di tutte fornisce un quadro completo e dettagliato dello stato di salute dell’anca.

Coxartrosi: trattamenti e prevenzione

Come per tutte le altre tipologie di artrosi, ad oggi non esiste una cura che sia totalmente risolutiva per l’artrosi dell’anca. La patologia rimane infatti di stampo cronico, anche se aumentano le terapie in grado di rallentarne la progressione e di diminuirne gli effetti negativi come dolore e cattiva mobilità.

I trattamenti farmacologici ad oggi esistenti si basano sulla terapia del dolore. Nei casi di coxartrosi lieve o intermedia, il medico può somministrare analgesici (paracetamolo) o farmaci antidolorifici non steroidei (FANS, come l’ibuprofene) da assumere per via orale o parenterale, anche se ultimamente sono molti i pazienti che ne usufruiscono sotto forma di creme e lozioni da applicare direttamente sull’articolazione interessata. Sono terapie che alleviano il dolore ma non risolvono la patologia e non ripristinano la cartilagine usurata. La terapia conservativa può comprendere anche farmaci corticosteroidi il cui potere antinfiammatorio è alto ma, essendo a base di cortisone, hanno molti effetti collaterali. È una terapia da prendere in considerazione come ultima spiaggia, quando gli altri medicinali non risolvono il dolore e quando il medico ha la certezza che ci sia un importante processo infiammatorio in corso.

Le moderne infiltrazioni a base di acido ialuronico agiscono temporaneamente ripristinando la cartilagine, diminuendo il dolore e ridonando un po’ di mobilità. L’acido ialuronico funge infatti da lubrificante, diminuendo la frizione tra le ossa ma, come per i farmaci, si tratta di un rimedio spesso temporaneo. Si consiglia al paziente di eseguire più cicli di infiltrazioni nel corso della vita.

Se la coxartrosi è grave e influenza negativamente la deambulazione dell’individuo, l’unica via possibile è quella chirurgica.

Esistono attualmente due tipi di chirurgia:

  • Resurfacing: vengono sostituite le superfici dell’acetabolo e della testa del femore con protesi metalliche a guscio. Si utilizza quando il danno è serio ma non esteso, infatti non richiede il cambio totale dell’articolazione.
  • Artroplastica: qui la sostituzione è totale, vengono trasferiti tutto l’acetabolo e la testa del femore e ricambiati con protesi in titanio. L’approccio è invasivo e da usare solo nei casi più gravi. Inoltre le protesi hanno durata limitata a 20 anni circa, per questo si tende a posticipare l’intervento nei giovani, in modo da evitare altre chirurgie in futuro.

L’esercizio fisico correttamente eseguito può essere un’ottima arma per alleviare i sintomi. Il rinforzo muscolare, lo stretching e la correzione della postura permettono infatti di diminuire il carico sulle anche, rilassando maggiormente l’articolazione e rendendola meno dolente. Il risultato sarà uno stato di benessere per tutto l’organismo. Se si ha coxartrosi è bene mantenersi in movimento, ma evitare corsa, jogging, tennis e tutte quelle attività che sollecitano eccessivamente l’articolazione dell’anca, gli arti inferiori e i muscoli dell’ileo psoas. Si consiglia di preferire il nuoto e il ciclismo che sono attività complete ma a basso impatto. Se l’artrosi è di grado lieve si consiglia l’utilizzo di stampelle per camminare meglio.

Oltre al costante movimento, prevenire la coxartrosi vuol dire mantenere un peso corporeo nella norma, seguendo una dieta sana, ricca di vitamine, omega 3 e sali minerali.

Seppure ad oggi non esista una vera e propria prevenzione contro le malattie reumatiche, mantenere uno stile di vita sano, eseguendo attività fisica e mantenendo una buona alimentazione, è il primo passo fondamentale per la salute delle proprie ossa e di tutto l’organismo.