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Calo della vista

Dott. Nicola Leuzzi

Dott. Nicola Leuzzi

OCULISTICA
Medico Chirurgo - Specialista in Oftalmologia

8 Febbraio 2021 - Ultima modifica: 10 Febbraio 2021

Indice:

  1. Calo della vista: che cosa significa
  2. Quali sono le patologie a determinare un calo della vista
  3. Diagnosticare un calo della vista
  4. Calo della vista: la terapia più adeguata

Calo della vista: che cosa significa?

Il calo della vista – la riduzione cioè dell’acuità visiva, della capacità di vedere un’immagine in maniera chiara, nitida e ben definita – è uno tra i sintomi visivi più comuni e riscontrati dalle persone in tutto il mondo. A subire un calo delle capacità visive può essere soltanto un occhio, entrambi gli occhi contemporaneamente e con pari o differente perdita delle diottrie.

Quando – in ambito oculistico – si utilizza il termine “diottrie”, si sta facendo riferimento all’unità di misura del potere di una lente che e, in senso lato, anche l’entità del difetto visivo che la lente stessa corregge.  L’occhio umano è infatti formato da un sistema (detto sistema diottrico) di lenti convergenti con indici di rifrazione differenti, con lo scopo di portare i raggi luminosi sulla retina, la quale li mette a fuoco inviando lo stimolo luminoso al cervello.

Quando si avverte un calo della vista, significa che uno dei componenti del sistema diottrico ha iniziato a non funzionare correttamente come dovrebbe o ha subito delle modifiche.

Questo accade quando l’occhio viene colpito da una patologia, di cui il calo della vista è uno tra i primi e più importanti sintomi da tenere in considerazione.

Quali sono le patologie a determinare un calo della vista?

Il calo della vista è sintomo di patologie o meccanismi che comportano o una differente rifrazione, facendo sì che le immagini non arrivino più in maniera chiara alla retina, oppure un vero e proprio danno ad alcune strutture oculari.

  • Vizio refrattivo

Si indica con il nome di “vizio refrattivo” tutti quei difetti visivi miopia, presbiopia, ipermetropia, astigmatismo – che impediscono la corretta visione delle immagini che entrano all’interno del proprio campo visivo. Questi difetti visivi non sono necessariamente sintomi di una patologia in corso, possono benissimo essere correlati alle caratteristiche dei vari componenti del sistema diottrico, per tanto facilmente correggibili tramite l’uso di strumenti ottici quali gli occhiali.

  • Cataratta

La cataratta è un fenomeno che consiste nell’opacizzazione – parziale o totale – del cristallino, ovvero quella parte dell’occhio interna e trasparente, collocata tra l’iride e il corpo vitreo, che consente la visualizzazione corretta di ciò che appare all’interno del campo visivo. Il cristallino ricopre quindi per l’occhio una funzione fondamentale: al pari di una lente della macchina fotografica, ha il compito di mettere a fuoco sulla retina la luce proveniente da un oggetto, una figura o un paesaggio che supera la cornea.

  • Glaucoma

Il glaucoma è una malattia cronica che colpisce il nervo ottico e può portare, se non trattata, ad una perdita parziale o totale della vista.

Questa patologia è correlata a un innalzamento repentino della pressione intraoculare, accompagnato – anche se raramente – da una consistente riduzione dell'afflusso di sangue al nervo ottico, componente del sistema oculare deputato alla trasmissione delle informazioni visive dall’occhio al cervello. Nel momento in cui si accusa un danno al nervo ottico, il campo visivo si riduce partendo dalle porzioni più periferiche, procedendo man mano e coinvolgendo porzioni sempre più centrali del campo visivo fino alla perdita completa della vista.

  • Cheratite

La cheratite è un processo infiammatorio che si genera a danno della cornea, il componente del sistema diottrico trasparente che avvolge anteriormente il bulbo oculare, nonché la prima lente del percorso diottrico costantemente ricoperta di film lacrimale. La cheratite può essere causata da agenti fisici, da agenti chimici, da agenti biologici, di tipo traumatico o di derivazione infettiva. Essa comporterà la perdita di trasparenza della cornea e pertanto un calo visivo.

  • Degenerazione maculare

La degenerazione maculare è una patologia – in genere legata all’età senile – che si manifesta con un deterioramento della porzione centrale della retina, la macula, che comporta un drastico peggioramento dell’acuità visiva. Si possono distinguere principalmente due tipi di degenerazione maculare: se la degenerazione maculare è secca, questa si verifica quando vi è un accumulo di piccoli depositi glicemici e proteici giallastri sotto la retina o risulta in una progressiva atrofia della regione maculare; se la degenerazione maculare è umida, questa si verifica in seguito alla crescita anomala di vasi sanguigni dalla coroide in corrispondenza della macula che essudano all’interno degli strati retinici provocando un drammatico calo visivo.

  • Distacco retinico

Il distacco della retina avviene nel momento in cui la membrana interna dell’occhio – la retina, appunto, un sottile strato di tessuto che riveste la parte posteriore dell’occhio – si distacca dai tessuti di sostegno.  A causa di fenomeni di natura patologica, la retina può perdere l’aderenza con i tessuti con cui solitamente rimane a stretto contatto e – non ricevendo più né nutrimento né sangue né sostegno – rischia di perdere le sue biologiche funzioni, fino ad andare in necrosi con danni all’occhio anche permanenti.

  • Distacco del corpo vitreo

L’umore vitreo è quella sostanza incolore dal volume costante che – in qualità di componente del sistema diottrico – funge da sostegno per cristallino e per la retina. Con l’avanzare dell’età, l’umore vitreo tende a perdere la sua turgida consistenza, ritirandosi e adempiendo sempre meno al suo dovere di sostegno. Se la perdita di volume avviene in modo repentino, quasi violento, gli elementi cui fa da sostegno possono subire un trauma, strappandosi o subendo una lesione più o meno importante.

Quelle appena elencate sono soltanto alcune delle patologie a carico dell’occhio che possono presentare – tra i loro sintomi – un calo della vista più o meno netto, alcune delle quali possono essere anche accompagnate da dolore oculare, come nelle cheratiti.

Diagnosticare un calo della vista

Dal momento in cui il paziente inizia ad avvertire un sensibile calo della vista, sarà necessario recarsi da un medico oculista per un consulto specialistico, in modo tale da cercare – se possibile – di correggere il disturbo o di porvi rimedio se questo è la conseguenza diretta di una patologia in corso.

Durante la visita specialistica, l’oculista – dopo aver effettuato un’accurata anamnesi, così da evidenziare eventuali altre patologie – procederà immediatamente con la valutazione gli esami specialistici necessari ad indagare l’origine del calo della vista lamentato dal paziente.

Il medico potrà avvalersi dell’esame dell’acuità visiva, e dell’oftalmoscopia, un esame specialistico che si avvale di uno strumento che – proiettando sulla retina un fascio di luce attraverso la pupilla – è in grado di restituire informazioni circa le strutture interne dell’occhio del paziente. Altri esami specialistici che potrebbero essere effettuati per la realizzazione di una diagnosi accurata potrebbero essere la misura della pressione intraoculare e gli esami strumentali per imaging delle strutture interne oculari.

Calo della vista: la terapia più adeguata

Per eliminare i disturbi derivanti dal calo della vista riscontrato dal paziente, bisognerà anzitutto porre rimedio all’evento o alla patologia che – come sintomatologia – presenta la riduzione dell’acuità visiva.

Se il calo della vista è da attribuire ad un vizio refrattivo, non si potrà far altro che prescrivere al paziente delle lenti adatte alle sue esigenze. Se invece il calo della vista è sintomo di una patologia in corso, sarà necessario mettere in campo tutte le terapie più adeguate – dalla terapia farmacologica alla terapia chirurgica, se necessario – per curare innanzitutto la patologia in corso e, di conseguenza, eliminare o attenuare il più possibile i disturbi derivanti dal calo della vista.