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Apnea notturna

Dott. Federico Beretta

Dott. Federico Beretta


Medico Chirurgo

30 Novembre 2020

Indice:

  1. Introduzione
  2. Apnea notturna: cos’è
  3. Cos’è l’apnea centrale del sonno
  4. Cos’è l’apnea ostruttiva del sonno
  5. I sintomi dell’apnea ostruttiva del sonno
  6. Le conseguenze dell’apnea ostruttiva del sonno
  7. Diagnosi e cura
  8. Cosa fare
  9. Prevenzione

Introduzione

L’apnea notturna è un disturbo respiratorio che si verifica durante il sonno. In medicina si distingue fra apnea del sonno centrale e apnea del sonno ostruttiva. La prima patologia è caratterizzata da una alterazione nello stimolo respiratorio da parte del sistema nervoso centrale, in assenza di ostruzioni delle vie aeree. Le apnee centrali si manifestano, soprattutto, in pazienti che sono affetti da scompenso cardiaco congestizio, che presentano lesioni a livello del sistema nervoso centrale oppure in patologie neuromuscolari, come la distrofia muscolare o la sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

L’apnea del sonno ostruttiva è, invece, caratterizzata da episodi di chiusura parziale o completa durante il sonno delle vie aeree superiori. Questo comporta un’interruzione della respirazione e una conseguente riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue. La malattia riduce la qualità del sonno e vede fra i suoi fattori di rischio l’obesità, l’invecchiamento, l’assunzione di sedativi o alcol. Le anomalie anatomiche che causano una ostruzione delle prime vie aeree (naso, bocca e gola), quali deviazione del setto nasale o adenoidi ipertrofiche, possono predisporre al problema. L’apnea notturna è legata spesso a malattie croniche come le aritmie, l’ipertensione, l’insufficienza cardiaca, l’ictus, il diabete, l’ipotiroidismo e il reflusso gastro-esofageo.

Apnea notturna: cos’è

L’apnea centrale del sonno è solitamente asintomatica e l’unico sintomo rilevato dai pazienti è la presenza, al risveglio, di sonnolenza e cefalea, nonostante un numero adeguato di ore di sonno. Questo è causato dal fatto che il sonno di questi soggetti è irrequieto, con lunghe pause respiratorie. L’apnea ostruttiva del sonno presenta invece diversi sintomi che possono manifestarsi nella notte, al risveglio o nel corso della giornata. L’interruzione dell’attività respiratoria, infatti, rende il sonno agitato e porta a risvegli improvvisi accompagnati da una sensazione di soffocamento. I pazienti affetti da apnea ostruttiva presentano anche respiro affannoso e russamento interrotto da pause. Le conseguenze della malattia sono ben visibili durante il giorno con sintomi che vanno dall’affaticamento alla difficoltà di concentrazione. Si avvertono inoltre agitazione, cefalea mattutina, sonnolenza diurna eccessiva, calo di interesse verso l’altro sesso.

Con il tempo le apnee notturne possono provocare danni all’organismo. Il principale è l’ipertensione arteriosa, accompagnata da altre malattie cardiovascolari, disturbi metabolici e insufficienza respiratoria. La diagnosi viene formulata attraverso esami specifici quali la polisonnografia o la poligrafia respiratoria. Il trattamento mira a diminuire la frammentazione del sonno e gli episodi di ipossia. Nello specifico viene applicata una pressione positiva e continua a livello delle vie aeree per evitare che collassino durante il sonno (CPAP). Sono consigliati anche apparecchi orali e, in alcuni casi, la chirurgia per correggere alterazioni anatomiche.

Apnea notturna: cos’è l’apnea centrale del sonno

L’apnea centrale del sonno è un disturbo respiratorio che si verifica durante il riposo e si distingue dalla forma ostruttiva. Questa patologia, infatti, è caratterizzata da una alterazione dello stimolo respiratorio, senza un’ostruzione delle vie aeree. Ciò è dovuto al fatto che l’apnea dipende da alterazioni che interessano il sistema nervoso centrale. Si tratta di una malattia che colpisce soprattutto i pazienti che sono affetti da uno scompenso cardiaco congestizio, che presentano lesioni a livello centrale o patologie come la distrofia muscolare e la sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Lunghe pause respiratorie nel corso del riposo notturno, sonno irrequieto, cefalea mattutina e sonnolenza diurna possono indicare la presenza di questo disturbo. L’apnea centrale del sonno risulta difficile da diagnosticare poiché non presenta dei sintomi evidenti.  

Apnea notturna: cos’è l’apnea ostruttiva del sonno

L’apnea ostruttiva del sonno è un disturbo respiratorio contraddistinto da episodi di chiusura delle vie aeree superiori, parziale o completa, durante il riposo notturno. Tale condizione causa una interruzione respiratoria temporanea, riducendo la concentrazione di ossigeno nel sangue e danneggiando la qualità del sonno. Lo stato post-menopausale, l’obesità, l’uso di alcol e sedativi e l'invecchiamento rappresentano i fattori di rischio più comuni. Anomalie anatomiche che causano una ostruzione a livello di bocca, gola e naso possono predisporre allo sviluppo della patologia.

Apnea notturna: le cause dell’apnea ostruttiva del sonno

L’apnea ostruttiva del sonno è causata da una ostruzione delle vie aree che provoca eventi di interruzione totale (apnee) o parziale (ipopnea) del respiro. L’ostruzione totale causa una sospensione dei movimenti respiratori ed è favorita da alcuni fattori. Prima di tutto, alterazioni anatomiche delle prime vie aeree ne riducono la funzionalità, tra queste ricordiamo: deviazione del setto nasale, ugola ipertrofica, la lingua di dimensioni aumentate e la micrognazia. Nei pazienti in età pediatrica la patologia può essere causata da tonsille ipertrofiche oppure da adenoidi ingrossate. Fra i fattori predisponenti c’è l’obesità. Il grasso corporeo in eccesso, infatti, può contribuire a comprimere le strutture anatomiche a livello del collo. Allo stesso modo la presenza di chili in eccesso nel distretto addominale – in particolare nella parte alta – può rendere difficoltoso il respiro. Questo disturbo è associato anche all’abuso di bevande alcoliche prima di dormire, all’assunzione di sonniferi e al fumo. L’apnea notturna nella sua forma ostruttiva è spesso associata a malattie croniche quali l’ipertensione arteriosa sistemica, l’ischemia cerebrale, le malattie coronariche, lo scompenso cardiaco, la fibrillazione atriale, il diabete mellito di tipo 2, l’insufficienza renale e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

Apnea notturna: i sintomi dell’apnea ostruttiva del sonno

I sintomi dell’apnea ostruttiva del sonno sono vari e si manifestano non solo durante il riposo notturno, ma anche nel corso della giornata e al risveglio. L’interruzione dell’attività respiratoria, infatti, causa risvegli improvvisi accompagnati da russamento intenso e senso di soffocamento. Al risveglio i pazienti accusano un’eccessiva sonnolenza, difficoltà di concentrazione, calo della memoria e perdita dell’attenzione. Più in generale, questa patologia è accompagnata dalla sensazione di non aver riposato bene durante la notte.

Le conseguenze dell’apnea ostruttiva del sonno

L’apnea ostruttiva del sonno ha numerose conseguenze che si manifestano nel corso del tempo. Questa patologia porta a una diminuzione della concentrazione di ossigeno nel sangue, aumento della pressione arteriosa e variazione della frequenza cardiaca, oltre alla frammentazione del sonno. Nel lungo termine può portare a ipertensione, disordini metabolici, patologie cerebrovascolari, aritmie cardiache, malattie coronariche e disturbi cognitivi.

Apnea notturna: diagnosi e cura

Nel sospetto della presenza di apnee notturne del sonno viene prescritto un esame diagnostico che prevede il rilevamento simultaneo di più parametri: la polisonnografia. Questo permette di rilevare le ipopnee e le apnee, classificando il disturbo e riconoscendo in quale fase del sonno si verifica. L’elettroencefalogramma, che fa parte degli esami che compongono la polisonnografia, è necessario per verificare se esistono delle alterazioni dell’attività elettrica dell’encefalo durante gli episodi. L’apnea notturna viene trattata con l’utilizzo della CPAP (Continuous Positive Airway Pressure). Si tratta di un macchinario che introduce aria nelle vie aeree del paziente con una certa pressione. Il paziente indossa una maschera facciale che è collegata ad un compressore di piccole dimensioni. L’apparecchio facilita la respirazione anche quando questa risulta ostacolata da un collasso delle vie aeree. In alcuni casi è possibile intervenire chirurgicamente per correggere dei difetti anatomici all’origine del problema. Lo specialista otorinolaringoiatrica o maxillofacciale interverrà, a seconda dei casi, con una settoplastica, una tonsillectomia, una riduzione dei turbinati o una adenoidectomia.

Apnea notturna: cosa fare

L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nel trattamento delle apnee notturne. I pazienti che soffrono di questo disturbo dovrebbero consumare una cena leggera e con piccole porzioni, preferendo cibi facilmente digeribili e poco grassi. Sono sconsigliati i condimenti pesanti e le lunghe cotture. Gli esperti consigliano di preparare i pasti con la pentola a pressione o a vapore, evitando l’utilizzo di spezie e sale. Prima di andare a dormire non vanno assunti alcolici, né cibi fritti. Vanno eliminati anche gli alimenti ricchi di fibre difficili da digerire e le bibite gassate. Oltre ad uno stile di vita sano, si possono utilizzare anche dei rimedi naturali. Alcuni pazienti trovano un sollievo – anche se momentaneo – utilizzando il cerotto nasale, che migliora il flusso d’aria nelle narici. Prima di andare a letto si consiglia di bere una tisana a base di valeriana per migliorare la qualità del sonno. Gli specialisti possono prescrivere anche una cura farmacologica. Alcuni medicinali, infatti, agiscono sulla letargia diurna e favoriscono il riposo notturno. Va comunque sottolineato che non intervengono sulla causa. Si tratta di Modafinil, Teofillina, Caffeina citrato, Amfetamina e Destroamfetamina.

Prevenzione

L’apnea notturna si può prevenire seguendo alcune regole importanti. Per prima cosa si consiglia di mangiare cibi leggeri ed in quantità limitate, specie se l’ultimo pasto della giornata viene assunto in tarda serata. È inoltre necessario controllare il proprio peso, astenersi dal fumo ed evitare l’assunzione di alcolici e farmaci che deprimono il sistema nervoso centrale.